Il meglio (Julian Assange, quattro ciclisti italiani in fila indiana e Mirco Carloni) e il peggio (gli Stati Uniti d’America e l’Afghanistan)

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20 agosto 2021

Mister Pressing
Il peggio: la democrazia da esportazione “non è più nostro interesse”. Nel giorno in cui l’Occidente si è arreso ai talebani, il segretario di Stato Usa Anthony Blinken ha rilasciato una dichiarazione che conferma i veri valori degli Stati Uniti d’America: “Non è più nostro interesse rimanere. E non è Saigon“. Vero. Gli Stati Uniti si muovono solo se hanno un interesse, soprattutto economico. Basta verificare quante democrazie hanno ribaltato nel continente latino-americano solo per tutelare gli interessi delle grandi compagnie, fossero quelle del petrolio o della frutta.
Julian Assange aveva anticipato cosa sarebbe accaduto in Afghanistan

Julian Assange aveva anticipato cosa sarebbe accaduto in Afghanistan

Il meglio: “Se le guerre possono essere avviate dalle bugie, esse possono essere fermate dalla verità”. Sono parole di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, l’uomo che con i suoi collaboratori ha smascherato le bugie dell’Occidente, di tutti i governanti dei Paesi che hanno scatenato le guerre dopo avere raccontato frottole. Accadde in Iraq, dopo le bugie di George W. Bush e Tony Blair sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, armi ovviamente mai trovate. È accaduto in Afghanistan, accusato – con la complicità di molti organi d’informazione (anche italiani) – di essere responsabile dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Erano stati afgani e talebani a colpire New York? Mai provato. Anzi, molti dei terroristi erano sauditi. Finanziati da chi? Molte fonti accusano direttamente l’Arabia Saudita.

Il peggio: Afghanistan, vent’anni di menzogne. John Sopko, ispettore speciale statunitense per la Ricostruzione dell’Afghanistan (SIGAR), ascoltato dal Congresso degli Stati Uniti d’America, ha dichiarato che “i funzionari statunitensi hanno regolarmente mentito durante la guerra in Afghanistan, manipolando i rapporti sui progressi compiuti“. La terra della libertà, di mentire. E di volere mandare in carcere Assange, lasciando liberi gli assassini (anche in divisa).
Il peggio: i caschi blu delle Nazioni Unite. Le parole di Sopko mi hanno ricordato un’altra pagina  buia: la Bosnia, dove i caschi blu non solo non impedirono il massacro di Srebrenica, ma sfruttarono la loro posizione per organizzare traffici di carburante, droga e prostituzione (l’accusa, mai smentita, è della scrittrice bosniaca Azra Nuhefendić).
Il meglio: “In Afghanistan non abbiamo portato né libertà né democrazia”.Il 90% dei soldi è stato speso a fini militari, questo è il grande fallimento Usa“. Finalmente una voce libera sull’Afghanistan, è quella di Nicola Pedde (Institute for global studies): “Solo il 10% dei finanziamenti è servito per costruire infrastrutture civili mentre il potere è stato affidato ad una élite corrotta e autoreferenziale. I Talebani cercheranno un riconoscimento della comunità internazionale che, in una qualche misura, c’è già stato“.
Il peggio: i giornalisti (non solo) italiani e l’Afghanistan.  Assange ha annunciato da anni che in Afganistan le truppe occidentali non stavano “guadagnando le menti e i cuori” della popolazione; anzi, stavano alienando la gente. Assange è in prigione e i giornalisti (non solo) italiani asserviti non sanno spiegarsi perché gli afgani hanno rivoluto i talebani. È semplice, non lo sapete perché non avete fatto i giornalisti, al contrario di Assange che per questo rischia una condanna pesantissima se sarà estradato negli Stati Uniti d’America, la “patria dei coraggiosi e degli uomini liberi”.
Il peggio: chi accusò Gino Strada. Quando il fondatore di Emergency raccontò cosa stava accadendo in Afghanistan, finì nel mirino di politici e giornalisti italiani. Speravamo riuscissero a provare un po’ di vergogna. Invece insistono. Vedi Francesco Merlo, La Repubblica: “Torna dunque l’Afghanistan come il luogo mentale dell’ossessione e quel chirurgo, generoso e straordinario che fu Gino Strada, morto troppo presto e subito innalzato sul piedistallo dei nobili sentimenti, viene spacciato per un maestro di pensiero politico“. Confesso che sono portato a credere che “quel chirurgo, generoso e straordinario che fu Gino Strada, morto troppo presto“, Merlo lo abbia scritto solo perché Gino Strada è morto.
Il peggio: il Nobel per la Pace a Obama, non a Emergency. Abbiamo perso ogni aggettivo per commentare il Premio Nobel per la Pace assegnato all’ex presidente Obama (2009), mentre gli accademici norvegesi ignoravano il lavoro fatto da Emergency in Afghanistan e in tante altre parti del mondo.
Il peggio: Draghi sulla morte di Gino Strada.Strada ha trascorso la sua vita sempre dalla parte degli ultimi, operando con professionalità, coraggio e umanità nelle zone più difficili del mondo“. Lei invece, dottor Draghi, gli ultimi li ha dimenticati, come dimostrano le scelte fatte alla guida della Banca Europea. L’ex ministro delle Finanze elleniche, Varoufakis: “Nel 2015 (Draghi) ha contribuito a strangolare la democrazia greca e in questo modo ha danneggiato anche la democrazia europea. Chiudere le banche elleniche è stato un modo per ricattare il popolo greco e costringerlo ad accettare l’ennesimo prestito impagabile da parte della Troika“.
Il meglio: Peacelink.it. Per evitare di cadere nella narrazione (quasi) unica, consiglio di leggere anche Peacelink.it:“Ora molti dei crimini che le nostre truppe hanno commesso in questi 20 anni, il giornalista Julian Assange li aveva già rivelati sul suo sito Wikileaks. Ma i politici e i mass media occidentali non hanno voluto far conoscere le sue denunce. Anzi, hanno preferito diffamare Assange e sostenere il tentativo, da parte delle autorità statunitensi, di incarcerarlo per decenni (il che, visto le sue precarie condizioni, vale una condanna a morte). Invece quante vite afghane – e occidentali – avremmo potuto salvare se avessimo agito alla luce delle rivelazioni di Assange!” dicono gli U.S. Citizens for Peace & Justice – Rome, un gruppo di pacifisti statunitensi abitanti la Capitale.
Il peggio: Italia Viva: “Con i talebani non si tratta”. Se non esistesse bisognerebbe inventarla. Chiede di non trattare con i talebani, ma poi il suo leader è spesso ospite, a pagamento, dell’uomo accusato di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Kashoggi, il cui corpo venne sciolto nell’acido dai servizi segreti sauditi, ma sì proprio quelli controllati dalla dittatura del Nuovo Rinascimento.
Il peggio: i talebani. Informati della dichiarazione di Renzi, i capi dei talebani hanno incominciato a studiare una strategia per lasciare Kabul e tornare sui monti.
Il peggio: Draghi sul ponte di Genova.A Genova, lo Stato ha tradito la fiducia che i cittadini ripongono nei confronti delle istituzioni. Con il Ponte Morandi sono crollate le fondamenta del vivere civile, che è alla base della nostra comunità“. Non è lo Stato, che può essere inteso come un’entità astratta, ad avere tradito, ma chi lo rappresenta: quei partiti e quei politici che hanno regalato ai Benetton un bancomat da cui  fare prelievi illimitati. Loro hanno ringraziato, facendo palate di soldi. Ad avere tradito sono quei politici che hanno tolto ogni responsabilità ai Benetton. Le intercettazioni dei dirigenti della società raccontano una verità lontana dalle parole di Draghi. Uno Stato che è dalla parte dei cittadini doveva togliere le concessioni a chi poco o niente ha fatto per evitare la tragedia di Genova.
Il meglio: le parole di Egle Possetti. La  portavoce del Comitato in ricordo delle vittime ha dichiarato: “Dopo tre anni i familiari delle vittime del Ponte Morandi di Genova, crollato il 14 agosto 2018 uccidendo 43 persone, stanno ancora aspettando con dignità di avere dei segnali tangibili di cambiamento. Non vediamo all’orizzonte adeguate penalizzazioni per chi gestiva l’infrastruttura al momento del crollo e per questo il contratto di concessione dal nostro punto di vista è da considerarsi nullo. Chiediamo alle nostre istituzioni un intervento forte e determinato per valutare una via d’uscita che non condanni tutti noi, come tante volte in passato, a dover corrispondere fondi senza giusta causa contribuendo anche ad un danno economico per tutta la collettività. Se lo Stato come un buon padre di famiglia non riesce a farsi rispettare e non riesce a controllare chi delinque, costringendolo all’angolo, non può certo dare segnali educativi ai propri cittadini“. I politici, tutti, dovrebbero meditare su queste parole.
Il peggio: Leo Battaglia, candidato leghista in Calabria. Quando credi che abbia toccato il fondo con il caso Durigon, la Lega di Salvini è subito pronta a smentirti, confermandosi inesauribile pozzo di San Patrizio. Ringraziamo Leo Battaglia, candidato della Lega alle elezioni per la Regione Calabria. Già in passato, candidato non eletto – per fortuna, aggiungiamo noi -, raccontano le cronache calabresi che Battaglia si era distinto per il “rispetto” dell’ambiente. “Aveva imbrattato – scrive QuiCosenza.itdecine di muri e piloni di ponti con la famigerata scritta “Leo Battaglia alla Regione”, molte delle quali ancora presenti“. Questa volta ha fatto di più: “La pioggia di mascherine elettorali del candidato della Lega Leo Battaglia, lanciate da un elicottero lungo il punto di costa dell’Alto Jonio cosentino, da Villapiana fino a Trebisacce, molte delle quali sono finite in acqua”, ha scritto ancora il quotidiano online. Battaglia si è difeso così: “mascherine anticovid contestate dalla sinistra“. Caspita, noi eravamo fermi che era Salvini a contestare l’uso delle mascherine.
Il peggio: SkyTg24. Il telegiornale della televisione a pagamento propone una domanda indecente ai telespettatori:“C’è un effetto Draghi anche nello sport?”. Sì, è vero, a cosa servono gli allenamenti, la fatica, il sudore? Perché Jacobs e la staffetta 4 x 100 corrano più veloci e Tamberi voli a quota 2,37 o Stano e Palmisano vincano la 20 km di marcia basta presentarsi alla partenza, pensare a Mario Draghi, dedicargli una preghierina e le medaglie sono pronte per essere ritirate.
Il meglio: da tutto il mondo in Scozia per il reddito di cittadinanza (universale). A Glasgow è in corso la più partecipata conferenza mondiale sul “Basic income“, il reddito universale. È stata Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese, ad aprire la conferenza a cui prendono parte circa 1.500 esperti provenienti da tutto il mondo. Scrive The National, quotidiano scozzese famoso per avere travestito Roberto Mancini da Braveheart: “Il primo ministro ha affermato che l’esperienza della pandemia ha rafforzato il suo sostegno a tale sistema“. Avete letto questa notizia su qualche giornale italiano, su organi d’informazione che campano solo grazie ai contributi dello Stato, del “reddito dell’editoria“?
Il peggio: la sharia cattolica. La Cei (Conferenza Episcopale Italiana): “Grave inquietudine per la raccolta di firme a favore del referendum sull’eutanasia“. Peraltro, una raccolta ostacolata in tutti i modi dagli organi d’informazione. Ma alla Cei non basta. Ora ai vescovi dà pure fastidio un diritto esercitato da cittadini italiani. E continuano a fingere di non sapere che, se arrivasse – finalmente –  una legge che regolamenta il diritto di morire, nessuno obbligherebbe i cattolici a beneficiare di tale  opportunità, che, al contrario, non possiamo  esercitare perché la sharia cattolica vuole impedircelo.
Il quartetto italiano medaglia d'oro nell'inseguimento a squadre

Il quartetto italiano medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre

Il peggio: la sharia della polizia. Una poliziotta è stata sospesa dal servizio perché ha un tatuaggio a un polso. Lasharia della polizia.

Il peggio: un rave party abusivo è durato sei giorni. Senza che le forze dell’ordine intervenissero. Che gli organizzatori avessero chiesto consiglio a Bonucci?
Il meglio: “I primi quattro ciclisti italiani in fila indiana vincono la medaglia d’oro”. Non vogliamo mancare di rispetto a Simone Consonni, Filippo Ganna, Francesco Lamon e Jonathan Milan, straordinari interpreti di una competizione olimpica che ha fruttato la medaglia d’oro e il record del mondo, ma lo sconosciuto che ha fatto questo commento merita il premio satirico dell’anno. Sperando che tutti i ciclisti capiscano il significato.
Il peggio: Čeferin.Il calcio è di tutti“, ha dichiarato il presidente Uefa per respingere il progetto di Superlega. Ma non ha completato la frase: “…di tutti gli… sceicchi, e gli oligarchi“. Bastava presentarsi sabato 14 agosto al botteghino per vedere PSG-Strasburgo. C’è chi ha pagato addirittura 5.000 euro. Dai, Čeferin, ripetilo ancora con noi: “Il calcio è di tutti, ma solo chi salta è uno sceicco”.
Il peggio: uno sceicco alla guida dei club europei di calcio. Come non essere d’accordo con Sebastiano Vernazza, giornalista della Gazzetta dello Sport, che il 10 agosto ha scritto un articolo annunciato dal seguente titolo: Addio fair-play: così i soldi russo-arabi si sono presi l’occidente. L’articolo: “Hanno ucciso il fair play finanziario, la direttiva dell’Uefa sull’equilibrio dei costi nel calcio. Le compensazioni tra entrate e uscite non sono più una priorità, la pandemia ha fatto saltare i paletti. Liberi tutti di spendere e spandere, e si arrangi chi non può ricapitalizzare o stipulare contratti faraonici di sponsorizzazione con aziende o enti “amici”, per non dire della stessa orbita. Sulla prima linea delle spese brillano il Psg, il Manchester City e il Chelsea“. Sapete chi è alla guida dell’Eca, l’Associazione dei club europei? Nasser al-Khelaifi, presidente del PSG, anzi del QatarSG , e grande amico di Čeferin.
Mirco Carloni, vice presidente della Regione, al suo arrivo in Piazza Obradoiro, davanti alla cattedrale di Santiago

Mirco Carloni, vice presidente della Regione, al suo arrivo in Piazza Obradoiro, davanti alla cattedrale di Santiago

Il meglio: Mirco Carloni. Vice Presidente della Giunta regionale, nonché assessore a tante attività, eletto con la Lega. Dunque, lontano mille miglia dal mio pensiero. Però confesso che, quando ho saputo che Carloni era arrivato a Santiago de Compostela,  completando il suo Cammino Francese, ho provato sincera ammirazione. A maggiore ragione leggendo il suo commento alla foto nella piazza Obradoiro, davanti alla cattedrale, il giorno di Ferragosto: “È stata dura, ci sono stati momenti difficili ma le avversità hanno reso ancora più importante questa giornata. Ho capito che era una cosa impegnativa mano mano che arrivavano le difficoltà e, soprattutto, i dolori. Confesso che ho pensato più volte di tornare a casa ma ora sono contento di non averlo fatto. Confermo quanto in tanti mi hanno detto prima di partire: una bella esperienza che ti mette alla prova“. Bravissimo e complimenti.

 

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