Le Capitali, e aspiranti tali, della Cultura Italiana, fanno sinergia: l’endorsement di Procida e Rimini a Pesaro

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27 agosto 2021

PESARO – Sinergie, visioni, progettualità, processi volti a una crescita del cittadino e al rafforzamento dell’industria culturale. Questi i temi condivisi da Pesaro, Rimini, Procida, “Capitale italiana della Cultura”, e aspiranti tali, che ieri sera, in piazza del Popolo, in occasione di “FestaPesaro” si sono date appuntamento per un “confronto sul ruolo delle città per la cultura nel nostro Paese”.

Ambrosino (Procida) Vimini (Pesaro) Gnassi (Rimini)

Ambrosino (Procida) Vimini (Pesaro) Gnassi (Rimini)

Confronto che ha fatto leva su una comune visione di intenti: «Avviare il processo di candidatura significa mettersi in gioco per trasformare la cultura in “lavoro”, in industria creativa capace di produrre occupazione, reddito e nuove opportunità», come sottolineato da Daniele Vimini, vicesindaco e assessore alla Bellezza di Pesaro sul palco insieme ad Andrea Gnassi, sindaco di Rimini anch’essa città candidata per il 2024, e Raimondo Ambrosino, sindaco di Procida, proclamata Capitale per il 2022.

«E che rappresenta un’occasione di crescita unica per i cittadini» ha detto Vimini: «Pesaro è sempre stata una “città di cultura”, aperta al mondo, con interconnessioni di idee, professionisti, artisti e cittadini. Quello che mancava era individuare un faro principale, una leva su cui impostare le progettualità: serviva un elemento di partenza che facesse ri-innamorare i pesaresi. L’abbiamo trovato in Rossini e nella sua arte; e da subito si è rivelata una sfida su cui fino a 10 anni fa, i pesaresi non avrebbero scommesso. Ma ci abbiamo lavorato – in particolare con il dossier che, nel 2017, ci ha portato alla proclamazione di Città creativa della Musica UNESCO –, ci stiamo lavorando con la candidatura per il 2024 e per quella a Capitale europea del 2033 insieme ad Urbino». Tratto comune tra Pesaro, Rimini e Procida è il «considerare tale impegno un obiettivo di crescita soprattutto dei cittadini».

Un percorso che Rimini sta intraprendendo anche se ha deciso di posticipare la sua proposta al 2025: «La scadenza della consegna del dossier di candidatura cade nel periodo delle elezioni amministrative, i due termini avrebbero creato una situazione di instabilità che abbiamo ritenuto non adeguata. Ci candideremo il prossimo anno, nel frattempo sosterremo Pesaro» ha detto Gnassi che ha poi sottolineato: “La candidatura rappresenta la consapevolezza e la fortuna di essere italiani: cittadini di un Paese unico e irripetibile. Se ti chiami “Italia” è doveroso investire sui tuoi giacimenti culturali, tesori dati sì dalla fortuna ma soprattutto da una storia millenaria. Tracce di valore inestimabile su cui il nostro Paese deve costruire un’industria, per poi abbinarla al turismo. Candidarsi ad essere Capitale italiana della Cultura significa scommettere su un processo che, al di là del risultato, porta a una rivoluzione urbana, passaggio necessario per un miglioramento del vivere dell’intera comunità».

A partire dalla dimensione “locale”: «L’approccio adottato – aggiunge Vimini – è quello che valorizza la “piccola” dimensione, come abbiamo provato a fare tramite il bando per i “Quartieri/Municipio Capoluogo della Cultura”. Le realtà che vi partecipano devono proporre contenuti culturali che favoriscano la vivacità del quartiere e del comune; che abbiano ricadute turistiche; che siano in grado di creare connessioni e stimolare la partecipazione dei cittadini alla candidatura di Pesaro».

Una strada che parte dal basso, come successo anche per Procida che il prossimo anno rivestirà il ruolo di Capitale italiana della Cultura. “La nostra – ha ricordato il sindaco Raimondo Ambrosino – è l’isola meno nota del Golfo di Napoli. Abbiamo cercato di individuare un mercato che ci potesse distinguere; è per questo che abbiamo deciso di puntare, e investire con continuità, sulla cultura: strumento utile a potenziare l’immagine di Procida sia all’interno, sia all’esterno. È stato un processo che ha generato percorsi virtuosi tanto che oggi una piccola isola del Mediterraneo è in grado di rappresentare l’Italia – e la sua identità – all’estero, come successo con l’articolo che il New York Times ci ha dedicato».

Durante il confronto, si è poi parlato del tema degli “spazi”, elemento fondamentale dei dossier di candidatura, come sottolineato da Angelo Pittro, direttore Lonely Planet Italia che ha ricordato la nomina della regione Marche, seconda tra le destinazioni “Best in Travel 2020”: «Le celebrazioni del 500° anniversario di Raffaello sono state il gancio per raccontare al meglio un territorio dell’Italia che, a differenza di altri, aveva avuto meno occasioni di farsi conoscere. Le Marche, proprio per questo, hanno conservato alcune caratteristiche che i viaggiatori di oggi, dopo la pandemia, cercano maggiormente».

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