Un libro alla settimana: Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks

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27 agosto 2021

PESARO – Nella cella di una delle più famigerate prigioni di massima sicurezza del Regno Unito, un uomo lotta contro alcune delle più potenti istituzioni della Terra che da oltre un decennio lo vogliono distruggere. N on è un criminale, è un giornalista
Ovviamente non è uno dei tanti giornalisti lecca lecca che hanno rovesciato un principio etico che dovrebbe accompagnare la professione: la frusta con i potenti, la compassione per i deboli.
Si chiama Julian Assange e ha fondato WikiLeaks, un’organizzazione che ha profondamente cambiato il modo di fare informazione nel XXI secolo, sfruttando le risorse della rete e violando in maniera sistematica il segreto di Stato quando questo viene usato non per proteggere la sicurezza e l’incolumità dei cittadini ma per nascondere crimini e garantire l’impunità ai potenti. Non poteva farla franca, doveva essere punito e soprattutto andava fermato. Infatti da oltre dieci anni vive prigioniero, prima ai domiciliari, poi nella stanza di un’ambasciata, infine in galera.
Assange 2Questo libro lo dovete leggere, innanzi tutto per voi stessi, prima che per chi lo ha scritto – Stefania Maurizi -, che pure merita di essere letta per la passione civile che l’anima, per il desiderio di giustizia che dovrebbe appartenere a tutti noi.
Questo libro è da leggere perché un domani non dobbiate dire “ma noi queste cose non le conoscevamo”.
Hanno fatto di tutto per tenere nascosta la storia di un uomo che, con pochi colleghi e amici, ha smascherato il fango in cui ci fanno vivere i signori che hanno il potere, che lo gestiscono e ci controllano per impedirci che emerga la verità sulle loro malefatte.
Quest’uomo è Julian Assange. Di lui ci siamo occupati più volte, perché nel nostro piccolo possiamo contribuire a una verità.
Se le guerre possono essere avviate dalle bugie, esse possono essere fermate dalla verità è la stella polare che ha guidato Julian Assange e WikiLeaks.
Una verità che ha fatto male ai (pre)potenti che guidano Stati Uniti d’America e Gran Bretagna. Dall’11 aprile 2019 Assange è incarcerato nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh. Gli Stati Uniti d’America, quelli che si definiscono “terra della libertà”, ne hanno chiesto l’estradizione per avere diffuso segreti che potrebbero avere compromesso la sicurezza degli USA. In verità, Assange ha smascherato le vergogne di cui si sono macchiati i governanti statunitensi.
Non solo loro, se è vero che WikiLeaks ha raccontato la repressione cinese della rivolta tibetana, la persecuzione contro l’opposizione in Turchia, la corruzione nei Paesi arabi, le esecuzioni sommarie compiute dalla polizia keniota, e tanto altro ancora. Soprattutto quando c’era ancora una stampa internazionale (quasi) libera (New York TimesThe GuardianDer SpiegelLe Monde ed El Pais) che collaborarono con Assange e WikiLeaks per diffondere i cosiddetti Panama Papers. 1,5 milioni di documenti confidenziali creati dalla Mossack Fonseca, studio legale panamense, che fornisce informazioni dettagliate su oltre 214.000 società nei paradisi fiscali, includendo le identità degli azionisti e dei manager. I documenti mostrano come individui ricchi, compresi funzionari pubblici, nascondano i loro soldi dal controllo statale. Le prime pubblicazioni hanno evidenziato il coinvolgimento finanziario e politico di svariate figure politiche di rilievo e loro parenti. Sono inoltre citati funzionari di governo, ma anche parenti stretti e collaboratori di vari capi di governo di più di quaranta paesi, compresa l’Italia.
Stefania Maurizi è una giornalista d’inchie­sta che scrive per Il Fatto Quotidiano, dopo aver lavorato quattordici anni per L’Espresso e La Repubblica. Tra i giorna­listi internazionali è l’unica ad aver indagato su tutti i documenti segreti di WikiLeaks. Ha pubblicato con Glenn Greenwald i file di Edward Snowden sull’Italia e ha rivelato l’accordo confidenziale tra il governo degli Stati Uniti e la famiglia di Giovanni Lo Por­to, il cooperante italiano ucciso in Pakistan da un drone americano. Ha vinto vari pre­mi giornalistici, tra cui la Colomba d’Oro dell’Archivio Disarmo.
La prefazione al libro è firmata da un grande personaggio, il regista inglese Ken Loach, che ha dedicato tutta la carriera alla denuncia delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti.
Questo è un libro che dovrebbe farvi arrabbiare moltissimo. È la storia di un giornalista imprigionato e trattato con insostenibile crudeltà per aver rivelato crimini di guerra; della determinazione dei politici inglesi e americani di distruggerlo; e della quieta connivenza dei media in questa mostruosa ingiustizia. Julian Assange è noto a tutti. WikiLeaks, in cui ricopre un ruolo determinante, ha fatto emergere gli sporchi segreti del conflitto in Iraq e molto altro ancora. Grazie ad Assange e alla sua organizzazione, abbiamo conosciuto l’orrore di crimini di guerra come quelli documentati nel video Collateral Murder o quelli commessi dai contractor americani, per esempio a Nisour Square, a Baghdad, dove nel 2007 furono sterminati quattordici civili, tra cui due bambini, e altre diciassette persone furono ferite. Negli ultimi giorni del suo mandato presidenziale Trump ha graziato gli assassini di quel massacro, ma si è assicurato che Assange rimanesse in prigione.
Stefania Maurizi ha seguito il caso fin dall’inizio. Usando le leggi di accesso agli atti, che vanno sotto il nome di Freedom of Information, ha scoperto documenti che rivelano gli attacchi a Julian Assange. Ha seguito nel dettaglio questi straordinari eventi per oltre un decennio.
Al cuore di questa storia c’è il prezzo terribile pagato da un uomo, trattato con estrema crudeltà per aver messo a nudo un potere che non risponde a nessuno, nascosto da un’apparenza di democrazia.
Mentre scrivo, il caso è nelle mani del sistema giudiziario del Regno Unito. La Gran Bretagna si vanta del fatto che le sue corti sono indipendenti, che rispetta lo stato di diritto e che i suoi giudici sono incorruttibili. Be’, vedremo. Julian Assange è un giornalista il cui unico crimine è stato quello di rivelare la verità. È per questo che ha perso la libertà e ha passato gli ultimi due anni isolato in una prigione di massima sicurezza, con effetti devastanti, del tutto prevedibili, sulla sua salute mentale.
Come è anticipato nella fascetta, anche Riccardo Iacona, giornalista e autore televisivo, conduttore di Presa diretta, il programma di Rai Tre, ha espresso un giudizio molto positivo sul grande lavoro di Stefania Maurizi: “Il potere segreto è veramente un libro straordinario, risultato di anni di lavoro su una vicenda che tanti hanno abbandonato ma che invece ha molto da raccontarci: il caso Julian Assange”.
Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks, di Stefania Maurizi (chiarelettere)

 

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