La storia delle macchinette da bar: origini e sviluppi

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31 agosto 2021

Ogni cosa che ci circonda fa parte, a suo modo, della storia del mondo. Un albero secolare, un monumento di Roma o di qualsiasi altra città della Terra può raccontarci qualcosa. Basta analizzarlo a fondo ed essere sufficientemente curiosi per scavare nel passato e trovarne l’origine. La stessa cosa si può fare anche per settori che sembrano nati ieri, ma che in realtà non lo sono affatto, come il gioco e le sue diverse ramificazioni. Tra queste c’è quella delle macchinette da bar. La storia delle slot machine, infatti, è piuttosto curiosa e potrebbe interessare anche i meno ferrati sull’argomento. Di seguito, dunque, andremo a svelare come sono nate e quelli che sono gli sviluppi più recenti di questo gioco.

Origine della slot machine: il prototipo Sittman-Pitt

barPer quanto ci siano giochi molto più antichi, come quelli di carte o la roulette, anche l’origine delle slot machine non è propriamente collocabile dietro l’angolo. Ce lo conferma il fatto che il primo prototipo di macchinetta da bar venne messo a punto nell’ultimo decennio dell’Ottocento da una coppia di imprenditori statunitensi: Sittman e Pitt. Questi, provenienti da Brooklyn, erano molto attenti alle mode dei loro tempi e tra le principali c’era il Poker. Ma cosa c’entra il gioco di carte con la prima antenata della slot moderna? L’ispirazione per Sittman e Pitt arrivò proprio da lì, in quanto misero a punto una macchina dotata di 5 rulli che avevano al proprio interno i simboli delle carte da poker. Azionando lo spin grazie a una leva, previo inserimento di una moneta, il giocatore poteva tentare di realizzare uno dei tipici punti del gioco di carte e, in base alla combinazione ottenuta, poteva vincere premi basati su tabacco e bibite.

Slot Machine, la storia continua con la Liberty Bell

Il prototipo Sittman e Pitt riscosse un discreto successo, tanto da essere ripreso e migliorato da un ingegnere tedesco, che dalla Germania decise di tentare la fortuna negli Stati Uniti come meccanico: August Fey, noto anche come Charles. Qui, una volta assunto da una delle aziende più in voga di fine Ottocento, decise di mettere a punto un apparecchio molto simile all’antenato della slot dei due imprenditori, ma più semplice. I rulli vennero ridotti a 3, mentre i simboli del poker furono sostituiti da altri più semplici, ricordanti sempre i semi delle carte francesi, più quello che ha dato il nome alla slot: la campana,  “bell”, in inglese. Un simbolo, quest’ultimo, ancora utilizzato, insieme al “Bar” o al “Seven” negli apparecchi più recenti, anche virtuali, come è possibile vedere attraverso una lista di slot gratis da bar tra quelle disponibili online, che, oltre a permettere di comprendere come funzionino, fanno capire come la Liberty Bell e le macchinette da bar analogiche abbiano influenzato anche le generazioni successive. Il tutto nonostante lo sviluppo tecnologico. Con la slot di Charles Fey il massimo punteggio ottenibile erano tre campane allineate sulla riga centrale, che permettevano al giocatore di ricevere un premio in denaro. Questa venne dapprima collocata nella sua officina, per consentire ai clienti in attesa di poter trascorrere in qualche modo il tempo. Ma il successo fu importante fin da subito, tanto che il brevetto venne utilizzato da alcune aziende del settore per riprodurre la Liberty Bell su scala industriale e importarla nei locali adibiti al gioco d’azzardo, come i casinò.

La storia delle slot machine: l’approdo a Las Vegas

Una volta che vennero messe a punto con evoluzioni e miglioramenti tecnici apportati alla Liberty Bell, le slot machine iniziarono a diffondersi con la nascita dei casinò di Las Vegas. Nella cittadina del Nevada, infatti, le macchinette da bar attecchirono subito, in quanto venivano installate per consentire a chi non sapesse giocare a carte o alla roulette di trascorrere comunque una serata nei locali statunitensi. Un discorso valido anche per le compagne dei giocatori professionisti, che usavano la slot come passatempo in attesa che i mariti si alzassero dal tavolo. Questo grazie alla facilità d’uso del gioco. Da Las Vegas, poi, gli apparecchi azionabili con la leva si diffusero a macchia di leopardo in tutti gli USA e iniziarono a sconfinare anche altrove, per esempio in Europa.

Storia delle slot machine in Italia: l’arrivo nel Secondo Dopoguerra

Ma come sono arrivate le slot machine in Italia? Alla stregua di molti altri giochi, come il poker, anche le macchinette da bar iniziarono a diffondersi nel nostro territorio a causa dell’influenza americana dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. In quel periodo, alcuni modelli di slot vennero importati nello Stivale e non ci volle molto che vennero adottati non solo dai casinò, ma anche da alcuni bar e sale giochi come passatempo per i clienti. Nonostante vengano stabiliti limiti di orario per il loro uso, come a Pesaro, o vengano presi altri provvedimenti per diminuirne l’utilizzo, il processo di diffusione, iniziato con l’exploit della fine degli anni Ottanta, è andato avanti senza troppe difficoltà. Basti pensare che nel nuovo millennio le slot in Italia hanno raggiunto cifre significative, sia di incassi che per diffusione territoriale, tanto da mettere il nostro Paese in cima alla classifica per numero di apparecchi attivi rispetto alla popolazione.

Storia delle slot: gli sviluppi del digitale

Al giorno d’oggi, le nuove tecnologie hanno permesso di sviluppare slot anche non fisiche, utilizzabili, cioè, non avendo l’apparecchio reale davanti a sè, ma tramite lo schermo di un PC, di uno Smartphone o di un Tablet, giocabili anche in formato applicazione. Tutte sono rigorosamente controllate da ADM, ossia l‚ÄôAgenzia delle Dogane e dei Monopoli, che vigila sulla regolarità degli apparecchi fisici e digitali. Questi ultimi possono riprendere le sembianze delle classiche macchinette da bar o avere un aspetto più moderno, ma quello che non cambia è il meccanismo di base della slot, identico a quello messo a punto a fine Ottocento prima da Sittman-Pitt e poi Fey.

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