Piattaforma Solidale e Anffas: “Disabili anziani non sono pacchi postali. Tutelare la dignità”

di 

14 settembre 2021

 Massimo Domenicucci e Raffaella Lugli*

PESARO – Presso le residenze sociosanitarie o sanitarie nelle Marche sono circa 1.000 le persone con disabilità ricoverate permanentemente. Per le persone disabili che diventano anziane, nella nostra regione, quattro sono le tipologie di strutture di assistenza residenziale (e non solo) dedicate ad esse e si distinguono in comunità e residenze.

Un numero molto limitato dei soggetti sopracitati rientra nelle comunità che si realizzeranno nell’ambito della legge 112/2016 (“Dopo di noi”), in queste, giustamente la Regione Marche stabilisce la continuità degli interventi così come la possibilità che siano beneficiarie anche persone con più di 65 anni, a patto che la condizione non dipenda dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità. Per le Comunità socio educative riabilitative, una specifica delibera stabilisce che il cofinanziamento riguarda esclusivamente gli ospiti che non abbiano compiuto i 65 anni. Nel caso di utenti già inseriti nelle strutture per i quali si renda opportuna e/o necessaria la permanenza dopo il compimento dei 65 anni, si può derogare al suddetto requisito, previa valutazione dell’Umea, fino a che non insorgano particolari condizioni che ne rendano difficile o impossibile la permanenza stessa. Per le altre residenze nulla è specificato.

619126655_assistenza-anzianiPurtroppo lo stesso problema lo troviamo nei servizi nell’area della salute mentale. Accade sempre più spesso che al compimento dei 65 anni la persona disabile, che in struttura ha la sua residenza spesso da 20/30 anni, venga considerata anziana e trasferita nei relativi servizi. Questi sono spesso all’interno di strutture multimodulari, luoghi di passaggio, in cui, anche indipendentemente dall’età, le persone transitano, cambiando spesso di piano, all’interno dello stesso edificio, al cambiare della loro condizione con conseguenti effetti negativi, soprattutto di carattere psicologico sui pazienti stessi.

Da ciò le nostre considerazioni/denuncia, perché tutto ciò porta ad una disumanizzazione nella gestione del disabile, non più disabile, ma anziano e basta. E’ un vero e proprio cambiamento di “status” quello che avviene agli over 65 con disabilità. E con la disabilità che lascia il passo alla “vecchiaia”, insieme al passaggio di “status” avviene un passaggio di servizi e competenze. Passaggio spesso destabilizzante, a volte addirittura drammatico, soprattutto quando porta con sé il trasferimento da una struttura residenziale all’altra. Ciò avviene senza possibilità di avere alternative il famigliare che si oppone viene addirittura sollevato dall’incarico di amministratore di sostegno o di tutore e il trasferimento del disabile da una struttura all’altra fatto senza informarne nessuno famigliari e servizi sociali dei comuni non vengono in alcun modo coinvolti.

Dopo anni e anni di permanenza in una struttura, dove conosce tutti ed è conosciuto da tutti il disabile si trova a cambiare tutti i suoi riferimenti di vita nei servizi, nelle attività e nelle persone, ditemi cosa c’è di più disumano, pensiamo che la Regione debba intervenire per porre fine a questa situazione generata da scelte unilaterali dell’ASUR Area Vasta.

*Piattaforma Solidale e ANFFAS Pesaro

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>