Un libro alla settimana: Cosa leggono i giovani?

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14 gennaio 2022

9788834350874_0_536_0_75 (1)PESARO – Nella rubrica dello scorso 26 novembre, dedicata a La storia prende il treno, il libro di Sophie Dubois-Collet (Rileggi qui precedente rubrica), scrissi: Oggi, vedere una persona che legge, fosse solo il giornale, durante un viaggio in treno è più improbabile che ricevere un invito a cena con Nicole Kidman.
Non avevo torto, purtroppo. Una rivista autorevole qual è Vita e Pensiero, bimestrale di cultura e dibattito dell’Università Cattolica, ha pubblicato nell’edizione numero 6 – novembre-dicembre – del 2021 un intervento di Marco Lodoli, scrittore, giornalista e insegnante di italiano: Cosa leggono i giovani? La via del contagio subliminale.
Ho letto ampi stralci dell’articolo grazie a Radar, rubrica da non perdere su Il Fatto Quotidiano di martedì 11 gennaio con un titolo appropriato: I prof diventino pifferai di libri.
Scrive Marco Lodoli: I ragazzi italiani sono buoni lettori? Frequentano con gioiosa assiduità librerie o scaricano con malandrina passione testi gratis dalla Rete? Passano pomeriggi scambiandosi opinioni sulle letture fatte?
Onestamente: no, direi proprio di no…
In Italia si legge pochissimo, è un dato di fatto. Chiunque abbia passato i confini nazionali per una gita a Parigi, Londra, Berlino avrà notato che nelle metropolitane europee è facile incontrare persone con una mano appesa a un sostegno e con l’altra reggere un libro. E nei caffè è normale trovare qualche ragazza concentratissima nella lettura, indifferente ai rumori e ai viavai dei clienti. Sono figure abituali che testimoniano che altrove la lettura, sia pur in crisi, resta un’abitudine diffusa.
In Italia non si vede più nessuno con un libro in mano. I politici meno che mai. Un amico che gestiva una libreria davanti a Montecitorio mi raccontava che nessuno dei deputati e dei loro assistenti entrava per comprare un romanzo, o un saggio storico, o almeno le barzellette di Totti. Al limite si facevano avanti timidamente per provare a rivendere qualche libro arrivato in omaggio dalle case editrici. 
Avete letto bene: si facevano avanti timidamente per provare a rivendere qualche libro arrivato in omaggio dalle case editrici. Politici spudorati, che dall’alto dei loro stipendi non hanno un’idea di come vive la stragrande maggioranza degli Italia, eppure capaci di lucrare anche su un libro ricevuto in regalo. Si può provare nausea a pensare che le sorti di questo Paese sono nelle mani di questi brutti ceffi?
Per evitare di vomitare, meglio ritornare all’articolo di Marco Lodoli.
La nostra classe dirigente è riluttante alla lettura: del resto nelle mille interviste a deputati e senatori non vediamo mai nessuno che tenga un volume tra le mani, al massimo la mazzetta dei giornali. Il mio amico libraio, dopo molti tentativi di eroica resistenza, è fallito, schiantato dall’affitto e dalla mancanza di clienti. È così, il pesce puzza dalla testa, e figuriamoci cosa può accadere in coda. Quasi sempre, però, i nostri politici mandano alle stampe le loro memoriette, la loro microstoria, le scaramucce vinte o perdute.
Beh, come non essere d’accordo con il professor Lodoli, pensando allo spreco di cellulosa per stampare e pubblicare libri inutili.
Il nome del politico – aggiunge Lodoli – appare a grandi caratteri in copertina, ma sotto, più piccolo, molto più piccolo, c’è il nome di un giornalista, che ha scritto veramente il libro, sbobinando le chiacchiere del politico e cercando di dare loro una forma decente, di sistemare i congiuntivi, di collegare frammenti gettati nella confusione.
Anche la classe borghese nazionale non sembra particolarmente affezionata alla lettura. Prima c’è il padel, la partita di calcio, la magnata con gli amici al ristorante, il film “per farsi quattro risate”. Niente di male, solo che in questa giungla di impegni ludici non c’è spazio nemmeno per un haiku.
Cos’è un haiku? Scrive Treccani: haiku (o haikai) Forma poetica della letteratura giapponese, di sole 17 sillabe sullo schema 5-7-5. Elevata a forma d’arte da Basho Matsuo (1644-1694), ha trovato imitatori nella poesia europea novecentesca, specie in quella francese e in quella italiana ermetica (per es. in G. Ungaretti).
Detto questo – prosegue Lodoli – non bisogna farsi prendere dallo sconforto, non bisogna perdere fiducia. L’associazione “Piccoli Maestri”, ad esempio, sta svolgendo un ottimo lavoro nelle scuole, portando in classe scrittori che raccontano un romanzo del Novecento che per loro è stato fondamentale. Anche io sono stato coinvolto spesso e devo dire che sono incontri felici. I ragazzi si rendono conto che gli scrittori non sono busti di marmo impolverati, nomi morti su una pagina ingiallita, ma persone vive, appassionate di quello che scrivono, di quello che leggono
L’iniziativa di “Piccoli Maestri”, encomiabile, ricorda la splendida proposta firmata dal professor Paolo Teobaldi – una presenza felicemente abituale nella nostra rubrica, sperando che il grande scrittore pesarese non s’offenda – e dalle sue bravissime colleghe Maria Annunziata Brugnettini, Anna Brunori, Elisabetta Cappelletto, Luciana Costantini, Laura De Biagi, Adina Santini, Orietta Togni.
Il Gusto dei contemporanei nacque nel 1980 e coinvolse per oltre vent’anni tutte le scuole superiori cittadine, con la preziosa collaborazione dell’allora amministrazione comunale.
Gli incontri con gli autori portarono a Pesaro Leonardo Sciascia, Paolo Volponi, Umberto Eco, Italo Calvino, Andrea De Carlo, Mario Rigoni Stern, Daniele Del Giudice, Mario Luzi, Alberto Moravia, Mario Pomilio, Edmond Jabès, Roberto Pazzi, Alfredo T. Antonaros, Primo Levi, Francesca Sanvitale, Sebastiano Vassalli, Eraldo Affinati, Vincenzo Consolo, Domenico Starnone, Giovanna Marini.
Grazie, allora, a Vita e Pensiero, a Marco Lodoli, al suo invito al “contagio subliminale”, nella speranza che anche questa nostra piccola rubrica settimanale aiuti a leggere qualche libro in più.
Cosa leggono i giovani? di Marco Lodoli (Vita e Pensiero)

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