La Prefettura ha consegnato tre medaglie d’onore alla memoria di tre pesaresi deportati nei lager nazisti

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27 gennaio 2022

PESARO –  Questa mattina in occasione della Giornata della Memoria, il Prefetto, Dott. Tommaso Ricciardi ha consegnato tre medaglie d’onore, alla memoria, ai familiari di cittadini, residenti nei Comuni di Pesaro, Fano e Fratte Rosa, deportati e internati nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale.

 

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ELENCO INSIGNITI  MEDAGLIA D’ONORE

  1. CARLO BRACCESCHI   –  Fano –           ha ritirato la medaglia il nipote Carlo
  2. SILVIO STEFANELLI –  Pesaro   –    ha ritirato la medaglia la figlia Franca
  3. GEROLAMO NARDELLA  – Fratte Rosa  – hanno ritirato la medaglia i figli Marco e Francesco

CARLO BRACCESCHI: militare artigliere di 24 anni fu fatto prigioniero dai tedeschi e deportato nel settembre del’43. L’11 febbraio del 1944 fu costretto ad imbarcarsi con più di 4000 prigionieri italiani, sul piroscafo ORIA che doveva trasferire i prigionieri da Rodi fino ai campi di prigionia nazisti sul continente. Ma il piroscafo, colto da una tempesta, naufragò e dei circa 4200 prigionieri a bordo ne sopravvissero meno di 40 assieme ad alcuni membri dell’equipaggio. Carlo Bracceschi è una delle tre vittime di questa tragedia.

 

SILVIO STEFANELLI: militare, partecipò alle operazioni di guerra nel territorio della provincia di Fiume dal ’42 al ’43. Nel settembre del 1943 venne catturato dai tedeschi ed internato fino al 1945 in diversi campi di prigionia e concentramento come Luckenwalde, Potsdam, Babelsberg dal quale provò a fuggire nel 1945 scavalcando il filo spinato ma venne catturato, picchiato con la baionetta e portato al Comando di disciplina con un mese di punizione e 40 gg. di prigione per poi essere trasferito a lavorare in una fabbrica. Venne rimpatriato nel settembre del 1945.

 

GEROLAMO NARDELLA: Gerolamo Nardella studente di ingegneria di soli 18 anni, venne fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre ’43 assieme al suo migliore amico, come rappresaglia verso il suo nonno Gerolamo Nonis, Generale del Regio Esercito. Venne trasferito al lager di Birkenau/Hannover dove rimase prigioniero i successivi due anni, prendendosi cura del suo amico, più fragile, il quale rischiava di venire ucciso poiché considerato inutile. I due giovani, liberati nel 1945 riusciranno a tornare a piedi in Italia, a riprendere gli studi di ingegneria ed a laurearsi, lavorando poi insieme tutta la vita.

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