Sconfitta “scontata” per la Vuelle a Milano. Ora la sosta per ricaricare le pile e valutare correttivi

di 

14 febbraio 2022

carpegna lambPESARO – C’era solo da decidere lo scarto finale, parliamoci chiaro, perché Ettore Messina non avrebbe mai permesso alla sua Armani di perdere due volte in una stagione contro la stessa squadra, e se Milano scende in campo concentrata, non c’è n’è per nessuno, almeno in Italia, e come sempre, a fare la differenza, più che la bravura milanese di produrre punti, è la capacità di non farli segnare all’avversaria, e infatti, a chiudere definitivamente il match è stato il parziale di 17 a 0 a cavallo tra il secondo e terzo quarto, otto minuti in cui Milano ha segnato 17 punti, niente di eccezionale, mentre Pesaro non ne ha segnato neanche uno, messa in grossa difficoltà dalla difesa milanese, ma mettendoci molto del suo, sbagliando triple all’apparenza semplici, e incapace di servire coi giusti tempi Jones, che in ogni caso non ha fatto molto per liberarsi dentro l’area.

Non sono queste le partite da vincere, lo sappiamo, ma quello che non sappiamo è quali saranno le 4-5 partite, delle rimanenti 11, che la Vuelle riuscirà a vincere per raggiungere la salvezza, guardando un calendario complicato come non mai, visto che ancora Pesaro deve giocare contro la Virtus, Brescia, Brindisi e Tortona, giusto per citarne qualcuna, e deve fare i conti con il meno 21 rimediato a Bologna all’andata contro la Fortitudo, che sembra la sola squadra, insieme a Cremona, su cui la Vuelle può fare la corsa, visto che Varese, dopo il cambio dell’allenatore, sembra più una squadra pronta per i playoff, che in lotta per la retrocessione

La partita di Milano magari non farà testo, ma uno come Demetrio gioca un altro sport, non la stessa pallacanestro che si gioca in serie A, e il reparto lunghi, con l’assenza di Camara che potrebbe prolungarsi fino a maggio, non può reggersi solo su Jones, che di suo non è un mostro di continuità, non può pensare che Zanotti si trasformi magicamente in un centro, e non può chiedere a Delfino di sacrificarsi da ala grande, visto che il capitano sta faticando anche a giocare nel suo ruolo naturale, e gli altri biancorossi non sono dotati dei centimetri necessari per essere utili dentro l’area colorata.

Quale sarebbe la soluzione? Ci sono tre possibilità: la prima è tagliare Larson, dando fiducia a Moretti e Tambone, tenere Demetrio per le emergenze, e prendere un ala grande, capace anche di giocare da centro. La seconda è quella di tagliare direttamente il brasiliano, sperando che Camara possa rientrare prima del previsto, andando ad ingaggiare un numero quattro dotato di tiro da tre, e con la necessaria prestanza fisica per dare una mano anche a rimbalzo. La terza possibilità è quella di non fare niente, sperare nelle disgrazie altrui, e pensare che questo roster sia sufficiente per vincere altre quattro partite, ed è quella che piace di più in Via Bertozzini, dove vige l’immobilismo più assoluto.

La scusa è sempre quella, non ci sono soldi da spendere, ma senza voler fare i conti in tasca a nessuno, è palese che sarebbe un’operazione non particolarmente onerosa, diciamo intorno ai 50.000 euro tutto compreso, con la consapevolezza che risalire dalla serie A2 richiederebbe molti più soldi e molto più tempo.

I PIU’…….

Doron Lamb: L’unico pesarese che sembrava in grado di giocarsela quasi alla pari, con il suo arresto e tiro da manuale e una discreta capacità difensiva, sarebbe da confermare, ma sappiamo che i dirigenti biancorossi non brillano per lungimiranza.

Tiro da tre: 9 su 21, terza partita consecutiva in cui la Vuelle tira dall’arco con una percentuale superiore al 40%, anche se la vittoria è arrivata solo contro Cremona.

….. E I MENO DELLA SFIDA MILANO – PESARO

Simone Zanotti: Se il tiro da tre non gli entra, le sue capacità di produrre punti si riducono drasticamente, anche se qualche conclusione ravvicinata meritava miglior fortuna.

Tyler Larson: Praticamente invisibile, non si è visto per tutto il match, e se sei il play titolare non è proprio il massimo.

Rimbalzi: 38-25 per Milano, mentre Pesaro ha sofferto la poca voglia di Jones di sbattersi e fare il tagliafuori.

Leonardo Demetrio: L’unico tiro del brasiliano è stato un attentato contro il tabellone del Mediolanum Forum, per il resto, si è vista ancora una volta, la sua inadeguatezza alla serie A.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Il basket, come tutti gli sport, è in continua evoluzione, che non significa che stiamo assistendo ad un aumento della qualità del gioco, ma che semplicemente siamo testimoni di un cambiamento, un po’ come succede nel calcio, dove se non riparti dal basso sei antico, o nel tennis, dove per raggiungere la Top ten, devi essere almeno un metro e 90, e avere un servizio che supera i 200 Km orari, cambiamenti che portano un appiattimento generale del gesto tecnico, del colpo di genio, dell’assist smarcante, certificato dal fatto che un passaggio di tre metri laterale per un tuo compagno, fuori dalla linea dei tre punti, è ormai classificato come assist, casistica che fino a qualche anno fa, non veniva nemmeno presa in considerazione.

Ma indietro non si può tornare, e devi adeguarti al cambiamento, altrimenti sei destinato all’oblio tecnico, e perciò, pensare di costruire una squadra senza un vero tiratore puro è stato il principale errore commesso dalla dirigenza biancorossa fin da quest’estate. Pensate solo a Pacheco e Drell, il primo veniva descritto dallo stesso Petrovic, che lo aveva portato con sé dal Brasile, come “Un play dall’eccellente ball handling e visione di gioco, capace di coinvolgere i compagni, e con un buon controllo del corpo in penetrazione, che non ha nel tiro da fuori il suo punto di forza”. Tralasciando la prima parte, di cui scopriremo le verità il prossimo agosto, quando Caio rientrerà alla Vuelle, il buon Pacheco possiede uno dei tiri da tre, stilisticamente più brutti che abbiamo mai visto, e non solo per questo, ha una percentuale dall’arco nettamente inferiore al 25%.

Del secondo, fresco nuovo giocatore dei Bulls in G-League, conoscevamo già tutti i difetti, e la precisione da tre non rientrava certamente nella colonna delle qualità.

Ma non è che con l’altro brasiliano si andava sul sicuro, anzi, sempre lo stesso Petrovic, lo descriveva come un lungo atipico, che poteva giocare anche da ala piccola (ma quando mai), o da numero cinque, grazie ai suoi movimenti spalle a canestro (sigh!), mentre sul tiro da tre, si doveva lavorare.

Riassumendo il tutto, i primi due hanno lasciato Pesaro senza rimpianti da parte della tifoseria, mentre il terzo è ancora in forza alla Vuelle, e sta tirando da tre col 17% (7 su 41), ma le statistiche non raccontano i numeri di tiri a cui ha rinunciato, e quando rifiuti un tiro aperto, l’attacco va in confusione, mentre la difesa avversaria ha tutto il tempo di adeguarsi.

Tra l’altro, la Vuelle è una delle poche squadre ad avere due centri puri, che non si allontanano mai dall’area colorata, che non è di suo una brutta notizia, ma ormai abbiamo visto diversi centri provare anche il tiro da tre, primo tra tutti il brindisino Nick Perkins, e in ogni caso, Pesaro ha così nel proprio roster otto tiratori, e detto già dei problemi di Demetrio, non è che la coppia Larson-Sanford sia così affidabile dalla linea dei 6.75, anche se a turno, possono incappare in una buona serata, così come Tambone, capace di exploit come contro Milano, ma anche di seratacce, mentre su Davide Moretti il file è ancora aperto, perché lo continuiamo a ritenerlo ancora il tiratore più preciso della Vuelle, ma i numeri non ci stanno dando ragione (26%).

Le magagne dall’arco finora sono state così coperte da Delfino e Lamb, l’argentino è il giocatore che si prende più tiri, (quasi 6 a partita), con una percentuale tutto sommata decorosa (33%), ma nell’ultimo mese lo stato di forma del capitano è calato, e con esso la sua precisione al tiro, dando così a Lamb la palma di pesarese più preciso, con un buon 21 su 39 complessivo, seguito dal 46% di Zanotti, ma su un numero di tentativi basso, (poco più di 2 a partita), perché Simone non è uno che si costruisce i tiri da solo, ma ha bisogno di essere servito col giusto tempismo e nelle sue mattonelle.

Morale della favola, alla Carpegna Prosciutto servirebbe uno specialista, quel tiratore affidabile che quasi tutte le altre squadre hanno nel proprio roster, perché come abbiamo detto, le triple sono state sdoganate in ogni ruolo, e nel 2022, come ha sottolineato coach Banchi, il tiro da tre è una parte fondamentale della pallacanestro.

DAGLI ALTRI PARQUET

Non si sono giocate Sassari-Virtus, che verrà recuperata a marzo, e Cremona-Napoli, che si dovrebbe recuperare durante la Coppa Italia, e così Milano è tornata di nuovo da sola in testa, salda al terzo posto Brescia, alla sua ottava vittoria consecutiva, brava a rimontare 18 punti a Trieste, mentre salgono al quarto Brindisi, vincente sul campo della Fortitudo, e Tortona, che concede solo 50 punti ad una Trento in grosse difficoltà, problemi che continuano ad avere anche Venezia, raggiunta a quota 14 punti da una Varese che dall’arrivo del nuovo allenatore ha completamente cambiato marcia, e Treviso, che nelle ultime partite, ha vinto solo a Pesaro, e nel posticipo è stata sconfitta da una Reggio Emilia guidata da Andrea Cinciarini, autore di una tripla doppia che la Legabasket sta visionando, prima di ufficializzarla.

 

 

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>