Il grande cordoglio per la morte di Skansi. E Željko Jerkov racconta quando Pero disse a Peterson: “Ti stendo”

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5 aprile 2022

PESARO – Il cordoglio per la morte di Pero Skansi non ha confini. Tutto il mondo del basket si è stretto attorno alla moglie Damira e ai figli Jana e Luka. Il ricordo nella ex Jugoslavia è stato unanime: dalla Slovenia, scelta per trascorrere la Terza Età, alla natia Croazia, dalla Bosnia Erzegovina alla Serbia, dalla Macedonia al Montenegro il sentimento è stato unanime: grande dolore per la perdita di un marito, di un padre, di un grande campione prima sul campo e poi in panchina.
Il primo a dare la notizia della scomparsa di Pero, come abbiamo scritto ieri, è stato il quotidiano dalmata, Slobodna Dalmacija, Dalmazia libera, con cui ha collaborato Damira, moglie di Pero, che dopo essersi laureata in Scienze politiche e ha studiato anche alla John Hopkins University di Bologna. Lo ha fatto mentre Skansi era a Pesaro. Damira è una giornalista professionista con la passione per i paesi mediterranei, dai quali ha tratto ispirazione per rendere ancora più forti le radici croate. Una passione che si è estesa alla cucina, facendo la felicità di Pero, un vero buongustaio. Damira ha scritto un libro dal titolo inequivocabile: Cooking fast and healthy, cucina veloce ma salutare. Che Pero fosse un buongustaio era evidente a chi seguiva la Vuelle. Dopo ogni partita in trasferta il compito dell’allora general manager Vito Amato era quello di riservare il ristorante indicato da Pero. Per esempio, a Mestre o a Venezia, si finiva a cena dall’Amelia.

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A Pesaro, dopo le partite casalinghe si andava quasi sempre nel ristorante di Mike Sylvester, a quel tempo in Via Giordano Bruno. Ed è lì che fu lunga la notte di festa dopo la vittoria fantastica sulla Virtus Bologna nella semifinale scudetto 1981/82, con la terza decisiva partita decisa da un tiro dalla distanza di Domenico Zampolini. Pero offrì tutto lo spumante, e le bottiglie a tavola non erano poche, anzi.
Splendida anche la cena a Palma di Maiorca dopo il trionfo sul Villeurbanne, il primo trofeo vinto dalla Scavolini Basket.
Pero era un magnifico anfitrione. Quando allenava Venezia, nella stagione che resterà per sempre nella storia di Pesaro perché arrivò il primo scudetto, la Scavolini di Ballard e Petrovic s’arrese 101-95 alla Reyer Hitachi trascinata dal mostruoso Dražen Dalipagić!
Aleksandar Petrović segnò 32 punti, con 7/14 nelle triple. Magnifico chiuse con 19, Ballard 17, Costa 16, Vecchiato 11, Zampolini 9, Minelli 5, Gracis 4 e Natali 2. Non bastarono perché Praja nel realizzò  57, in virtù di un mostruoso 7/10 nelle triple, 9/18 da 2 e 18/20 dalla lunetta. Fra i veneziani, solo Radovanović andò in doppia cifra: 16 punti.
Eravamo andati a Venezia in compagnia di Bebo Benelli, storico dirigente pesarese combattuto fra il suo amore per la Vuelle e l’amicizia con Pero. Durante la radiocronaca espressi qualche dubbio su un fallo non fischiato a favore di Petrovic quando mancava poco alla fine. Ribadii questa convinzione a cena, dove andammo in compagnia di Pero, Dalipagić e famiglia e del direttore generale della Reyer Franco De Respinis. A tavola, esternai la mia convinzione, spiegando che un fischio a favore di Petrović avrebbe potuto cambiare le sorti della gara. Pero confermò tutta la sua classe, spiegandomi che la partita era finita ed era meglio mangiare e bere bene. Insomma, una sorta di lezione alla Vujadin Boskov: rigore è quando arbitro fischia!
Praja, invece, impartì una lezione tecnica, spiegando che dalla mia postazione non potevo vedere se il difensore Reyer avesse invaso il cilindro del croato. Una splendida serata, l’ennesima in compagnia di Bebo e Pero. La loro amicizia è nella storia. Fu bellissimo, al ritorno da Palma di Maiorca, trovare ad accoglierci all’aeroporto di Rimini Miramare Bebo e gli altri amici, arrivati alle 4 del mattino per abbracciare l’allenatore e la squadra, da capitan Benevelli con la Coppa delle Coppe a Kičanović, Magnifico, Ponzoni, Jerkov, Benevelli, Boni, Zampolini, Bini, Del Monte, Sylvester, Sassanelli, Mancini.
Ventotto anni dopo, Pero Skansi e Željko Jerkov hanno abbracciato Walter Magnifico in occasione del torneo che la Vuelle ha giocato, la scorsa estate, nella splendida Abbazia, Opatija per i croati, uno dei luoghi più amati dagli Asburgo nel periodo dell’impero austro-ungarico.
Dunque, è unanime, in Italia come nella ex Jugoslavia, la commozione per la scomparsa di Pero Skansi, ma è da Zagabria, dal quotidiano Sportske Novosti, che arriva il bellissimo omaggio a quello che è stato il suo allenatore, il suo grande amico. È l’omaggio di Željko Jerkov.
È un racconto unico, coinvolgente. Riguarda intanto la semifinale di Coppa Korać 1975/76. Si affrontano la Jugoplastika di Spalato allenata da Skansi e la Sinudyne Bologna di Dan Peterson. La gara d’andata,  in Dalmazia, l’ha vinta la Virtus: 83-74.
Ma lasciamo il racconto all’ex pivot della Scavolini.
Siamo andati a Bologna convinti di farcela… Abbiamo controllato il gioco e il punteggio e loro non hanno potuto farci niente. Ad un certo punto, però, coach Dan Peterson ha mandato in campo Marco Bonamico, che ha cercato di colpirmi in faccia con il gomito. Sono riuscito a evitare il colpo solo all’ultimo istante. Skansi ha reagito in un modo che non dimenticherò mai. Raggiunta la loro panchina, afferra Peterson per il petto e lo solleva in aria. Potete immaginare la reazione del palazzo dello sport di Bologna, gremito e incandescente. Skansi dice a Peterson: Se succede di nuovo, ti stendo davanti a tutti“.
Spalato vince 92-79 e va in finale, contro la Chinamartini Torino. È una finale che si gioca con gare di andata e ritorno, vincono i croati: 97-84; 82-82). È il primo titolo europeo di Spalato.
L’omaggio di Jerkov a Pero Skansi.
Prima di ogni cosa, Skansi era un grande uomo. Di solito, molti lo guardano con le lenti dell’allenatore, ma è stato anche un giocatore eccezionale. Era un giocatore da grandi partite. Non a caso è stato il miglior giocatore nella partita decisiva contro gli americani ai Mondiali di Lubiana nel 1970. È stata la partita più importante nella storia del basket jugoslavo, una partita che ha cambiato tutto. Immagina cosa è riuscita a fare la sua generazione, capace di arrivare a giocarsi una finale di Coppa dei Campioni in soli otto anni. È un’evoluzione impensabile, era praticamente la stessa squadra. Ecco perché poi per il Pero allenatore era difficile accettare dai suoi giocatori che alcune cose non si potevano fare“.
La Jugoplastika di Spalato disputò la finale di Coppa dei Campioni 1971/72 ospitata a Tel Aviv e vinta (70-69) dall’Ignis Varese del professor Aleksandar Nikolić, che dodici anni dopo prenderà il posto di Pero sulla panchina pesarese.
Pero non era neanche male come allenatore, gli dice il giornalista Davor Burazin. A proposito, complimenti per la bella, emozionante intervista. Jerkov conferma.
Infatti! Con lui siamo diventati il ​​primo club a vincere tre trofei in una stagione. Come allenatore, ha portato la nazionale croata all’argento ai Giochi Olimpici di Barcellona. E alla fine della carriera ha dovuto tornare in panchina affinché Spalato vincesse l’unico titolo croato nel 2003. Ripeto, ce ne sono pochi come lui“.
Jerkov approdava dalla natia Pola a Spalato proprio mentre Pero smetteva di giocare. Entrambi pivot, entrambi dotati di rara intelligenza.
Quando Pero ha giocato la sua ultima partita, io ho giocato la mia prima gara con la Jugoplastika. In seguito mi ha allenato, non solo alle Gripe, ma anche in Nazionale e nella Scavolini“.

 

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