Le Comte Ory inaugura il 43° Rossini Opera Festival anche quest’anno obbligato al deserto della Torraccia

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8 agosto 2022

Dentro la Vitrifrigo Arena la grande bellezza del Rossini Opera Festival (Foto Amati Bacciardi)

Dentro la Vitrifrigo Arena la grande bellezza del Rossini Opera Festival (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Il conto alla rovescia… in verità, visto il programma, il Comte alla rovescia, sta per terminare. Ancora poche ore e partirà anche l’edizione numero 43 del più grande evento che la città abbia prodotto. Lo ha fatto, tanti anni fa, senza i proclami che segnano i nostri giorni, le inaugurazioni di cose da terminare, l’esaltazione delle parole più che dei fatti. Che se si guardassero questi, qualcuno – nella città dove chi sbaglia paga, ipse dixit – avrebbe pagato da tempo.

I fatti sono che, anche quest’anno, il vecchio nuovo palazzo dello sport riaprirà l’anno… prossimo.
Così il popolo del Rof e gli appassionati in arrivo da ogni parte del mondo sono obbligati a emigrare nel deserto della Torraccia, in un impianto che per fortuna (e per i tanti miliardi di vecchie lire) esiste, ma è assolutamente inadeguato all’evento.
Ma a Pesaro siamo tornati al tempo del potere assoluto dei Papi, che furono capaci di rinchiudere gli ebrei nell’area più malsana della città. Accade nel 1632. Alla morte del duca Francesco Maria II Della Rovere, senza eredi maschi, il ducato passò sotto il controllo diretto della Chiesa, la quale scelse per il ghetto l’area più malsana  di Pesaro. E chi osava lamentarsi finiva nei guai.
C’è qualche voce libera che osa lamentarsi e ricordare che sono trascorsi addirittura diciassette anni dall’ultima volta che un’opera in programma nel Rossini Opera Festival fu allestita nel caro vecchio glorioso PalaFestival di Viale dei Partigiani?
Era il 22 agosto 2005 ed è il caso di ricordare che Juan Diego Flórez era il Conte d’Almaviva nel Barbiere di Siviglia firmato dal compianto Luca Ronconi, scene di Gae Aulenti, costumi di Giovanna Buzzi. Sul podio Daniele Gatti a dirigere l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.
Mille proclami, del precedente sindaco, Luca Ceriscioli, e dell’attuale, Matteo Ricci, ma si va ancora alla Torraccia.

Un po’ come per il nuovo porto, presentato addirittura con l’hashtag – che poi è una le cose che contano nella vita dei politici di oggi – #Portobello. Infatti è ancora lì, che perde i pezzi ed è un deserto. Praticamente tutto il contrario di quanto annunciato da Ceriscioli e Ricci, che di dice si amino poco, ma alla resa dei conti, per quanto riguarda  i fatti, sono andati di pari passo.

Attorno all'evento regna il deserto: la vera oasi è la musica del Cigno pesarese

Attorno all’evento regna il deserto: la vera oasi è la musica del Cigno pesarese

Stamattina, ci siamo concessi un passeggiata attorno alla Vitrifrigo Arena. Nel frattempo il grande palazzo dello sport ha cambiato più volte nome, ma è sempre lì, solitario, nel nulla che lo circonda. E non si può definire un’oasi. Magari lo diventerà la sera, quando i melomani emigreranno dalla città per abbeverarsi alla fonte della musica di Rossini.

Stamattina, l’immagine era quella di sempre. Non ci fossero i cartelloni pubblicitari e le bandiere italiane ed europee ad agitarsi l vento caldo, sembrerebbe  la classica cattedrale nel deserto.
A darle pregio e prestigio, ancora una volta, dovranno essere i protagonisti, a incominciare dai capolavori del Cigno, proseguendo con quelli compresi nel cartellone dell’opera che inaugura la 43esima edizione del Rossini Opera Festival.
Tredici giorni, dal 9 al 21 agosto 2022, con un programma che prevede due nuove produzioni (Le Comte Ory Otello), la ripresa della GazzettaIl viaggio a Reims dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”, quattro Concerti lirico-sinfonici, due Concerti di Belcanto, il ritorno di Rossinimania e il Gala celebrativo per i 40 anni di Pier Luigi Pizzi al ROF.
Ad inaugurare il Festival 2022 è una delle due nuove produzioni. L’appuntamento, fra poche ore, alle 20 di martedì 9 agosto: Le Comte Ory.
Non è una novità, nella storia del Festival. Anzi, è una delle opere più apprezzate, applaudite, giustamente.
Andando a ritroso nel tempo, nel 2009, nel Teatro Rossini, la regia firmata, con scene e costumi, dal catalano Lluís Pasqual, sul podio Paolo Carignani a dirigere l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.
Nel 2003, sempre nel Teatro Rossini, con la stessa regia, ma sul podio Jesús López Cobos alla guida dell’orchestra felsinea e Juan Diego Flórez nel ruolo del Comte.

Nel 1986, seconda volta nella storia del ROF, Le Comte Ory fu affidato a Pier Luigi Pizzi, del quale quest’anno si celebra la lunga storia d’amore con Pesaro e Rossini. Gabriele Ferro diresse The London Sinfonietta Opera Orchestra. William Matteuzzi fu il Comte.

Due anni prima, nel 1984, ancora Pizzi a curare regia, scene e costumi, sul podio Donato Renzetti a dirigere The London Sinfonietta Opera Orchestra. La voce bellissima di Rockwell Blake fece innamorare del Conte, come Cecilia Gasdia della Comtesse.
Sul podio nella nuova edizione 2022 Diego Matheuz alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e del Coro del Teatro Ventidio Basso (preparato da Giovanni Farina).
Matheuz è uno dei grandi artisti nati alla corte del mitico José Antonio Abreu, ideatore de El Sistema. Abreu, allora ministro della Cultura, diede vita alla Fundación del Estado para el Sistema Nacional de las Orquestas Juveniles y Infantiles de Venezuela. Il suo scopo – ricorda l’Enciclopedia Treccani – è quello di inserire i bambini, fin dalla più tenera età e senza alcuna spesa per le famiglie, in un circuito positivo di educazione musicale che li sottragga al degrado sociale che segna gran parte della popolazione del Venezuela, afflitta da una condizione di severa povertà e di criminalità diffusa.
Fra i grandi artisti nati grazie a El Sistema, i direttori d’orchestra Gustavo Dudamel e, appunto, Diego Matheuz.
Attenzione particolare al regista Hugo De Ana, che cura anche scene e costumi sono di Hugo De Ana, con le luci di Valerio Alfieri.   Per il regista argentino è un ritorno a Pesaro dopo un lunghissimo silenzio, oggettivamente incomprensibile, a prescindere di chi sia la scelta. Visto che abbiamo citato il PalaFestival, è impossibile dimenticare che una delle opere firmate da De Ana, Semiramide, sia fra le più amate di sempre. Allestita sia nel 1992 sia due anni dopo, è passata alla storia per il campo di grano, vero, in palcoscenico. Il trionfo della vita.
Lo spettacolo è coprodotto con il Teatro Comunale di Bologna. Nel cast, Juan Diego Flórez, Julie Fuchs, Nahuel Di Pierro, Maria Kataeva, Andrzej Filonczyk, Monica Bacelli e Anna-Doris Capitelli. Le tre repliche il 12, 16 e 19 agosto.
Le Comte Ory, opéra en deux actes su libretto di Eugène Scribe e Charles-Gaspard Delestre-Poirson, fu rappresentata per la prima volta a Parigi al Théâtre de l’Académie Royale de Musique il 20 agosto 1828.
Brani autografi sono conservati presso l’Opéra di Parigi, dove si trova anche una copia manoscritta dell’intera partitura che reca una nota per mano di Rossini, e presso il Fondo Michotte a Bruxelles.
Una buona metà della musica dell’opera proviene dal Viaggio a Reims, il «dramma giocoso» che Rossini aveva composto come contributo del Théâtre Italien di Parigi, di cui il compositore era «directeur de la musique et de la scène», alle celebrazioni per l’incoronazione di Carlo X come Re di Francia nella cattedrale di Reims nel 1825.
Le Comte Ory, opéra en deux actes su libretto di Eugène Scribe e Charles-Gaspard Delestre-Poirson, fu rappresentata per la prima volta a Parigi al Théâtre de l’Académie Royale de Musique il 20 agosto 1828.
Sullo sfondo del castello di Formoutiers, nella Touraine, Raimbaud, gentiluomo ed amico del conte Ory, travestito da inserviente di un eremita che risiede nel vicino romitaggio, esorta la giovane contadina Alice ed altri villici che l’accompagnano ad accogliere il passaggio del santone, di cui vanta le capacità taumaturgiche e profetiche, con offerte e doni.
L’eremita altri non è che il conte Ory, inveterato libertino, che cerca con questo stratagemma di poter avvicinare la contessa di Formoutiers, chiusa nel castello con le dame del suo seguito in casta attesa, mentre il conte suo fratello e gli altri cavalieri sono in Palestina per la crociata…

La prima opera in cartellone al ROF 2022 sarà trasmessa in prima Tv da Rai Cultura su Rai5 giovedì 13 ottobre alle 21.15.

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