Svelata, in anteprima, la Sala della Repubblica del Teatro Rossini. Ricci e Vimini: «A novembre il “ridotto” – autonomo e polifunzionale – del Teatro»

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8 agosto 2022

Sala RepubblicaPESARO – Ultime settimane di attesa prima della restituzione alla città – prevista a novembre – della Sala della Repubblica, un gioiello custodito nel complesso del Teatro Rossini che, dopo un imponente intervento, il Comune riaprirà. «Sarà una sala polifunzionale, un luogo bello e riqualificante per il teatro, ma anche per la città stessa» ha commentato il sindaco Matteo Ricci durante l’anteprima riservata alla stampa e agli addetti al settore. «Quando la Sala della Repubblica verrà inaugurata – ha aggiunto – permetterà di poter svolgere eventi in contemporanea al teatro; potrà ospitare convegni, conferenze, spettacoli teatrali, musicali e di danza. Si tratta di un lavoro complesso svolto in un momento complicato, perché oltre alla burocrazia dobbiamo fare i conti anche con l’inflazione. Stiamo lavorando ad un “tetris” di combinazioni per portare avanti interventi che, nel 2024, ci consentirà di avere pronti i contenitori culturali per uno straordinario anno della nostra città».

«Siamo quasi al termine di questo che possiamo definire un “cantiere modello”» ha detto il vicesindaco e assessore alla Bellezza Daniele Vimini nel presentare l’intervento. «C’eravamo riproposti di terminare i lavori edili della Sala per il Rof, ce l’abbiamo fatta al 95%. Oggi il Festival va avanti, il teatro funziona a capienza piena – cosa su cui non tutti scommettevano – e si può già percepire come questo spazio sia un’altra cosa. La Sala della Repubblica è tornata in parte alla bellezza del passato, in parte è stata oggetto di una rivoluzione tecnologica che ne assicura l’insonorizzazione rispetto al resto del Teatro» come i presenti all’anteprima, che si è svolta durante le prove generali de Il viaggio a Reims, hanno potuto verificare. Una condizione che corrisponde «all’avere un vero e proprio “ridotto” che farà lavorare contemporaneamente e in autonomia acustica entrambe le sale». L’ultimo step dell’intervento, avrà inizio a conclusione del Rof: «Dopo la pausa per permettere lo svolgimento del Festival, riprenderemo i lavori della pavimentazione che porterà tutta la Sala a un unico piano di calpestio». Per restituire a Pesaro, entro novembre, «quel salone coperto, da oltre 120 posti, che un po’ mancava e che destineremo a molteplici attività – letture, teatro, danza, meeting e spettacoli -; sarà un nuovo teatro, funzionale e centrale per Pesaro2024».

Sala della Repubblica 2Sarà un “teatro nel teatro”: «Questo luogo era uno stanzone appesantito da una serie di elementi che abbiamo rivisto completamente – spiega l’architetto Stefano Amadio, Rup, servizio Opere pubbliche del Comune – mantenendo gli elementi utili alla nuova visione». Tra questi, «L’orditura delle pareti attuale, che era ciò che stava sotto il vecchio aspetto della Sala, e che abbiamo riportato alla luce lavorando insieme alla Sovrintendenza, che ci è stata molto vicina». E che ha approvato un progetto ardito: «La copertura che mostra sé stessa con le vecchie capriate lignee, tinteggiate di nero, prima nascoste da un anonimo controsoffitto bianco. Abbiamo riportato il locale com’era originariamente, ed è stato un intervento complicato perché doveva coniugare tutta una serie di esigenze. Quello che vediamo oggi è il risultato finale che avrà la Sala della Repubblica, ad eccezione della pedana in legno che renderà la stanza ancora più forte iconograficamente e degraderà in concomitanza delle aperture. A presidiare il dislivello sarà un elegante balaustra in vetro stratificato». A dividere la Sala dal corridoio del terzo ordine di palchi, è «una parete dorata estremamente attrezzata, fatta su misura, che contiene la coibentazione acustica, un cavedio che nasconde impianti estremamente specializzati». Tra gli interventi più corposi del progetto, l’aver eliminato le due colonne che «chiudevano lo spazio del palco. I risultati delle analisi compiute prima della progettazione avevano evidenziato un carattere non ottimale delle stesse. L’averle sostituite con una capriata metallica ha permesso di raggiungere sia un fine strutturale, sia estetico, dato da un open space che dà respiro alla Sala. Un’apertura potenziata dalla vertigine regalata anche dal soffitto rialzato».

Centrale, nella progettazione, il miglioramento acustico della sala «intesa come spazio teatrale. Una finalità che già oggi si percepisce come raggiunta» ha evidenziato l’architetto Simone Capra, dello studio STARTT, che aggiunge: «Abbiamo poi lavorato a uno spazio che potesse essere utile per rappresentazioni quotidiane allestibili in pochi giorni e che permettesse a tutte le realtà che qui insistono, di vivere e convivere in salute economica; una necessità dettata dalle esigenze della macchina teatrale e dell’economie che questa sottende». Poi sono arrivati i primi interventi: «Avviato il cantiere, ci siamo subito trovati davanti il teatro del ’34. Da questa base sono partiti gli studi stratigrafici svolti insieme alla Sovrintendenza. È dal recupero del tessuto esistente che deriva la qualità acustica attuale, dovuta alle partiture di inizi ‘900 e dalle leggere strombature delle finestre che riflettono il suono». Si è lavorato sulla capriata, «su cui è stato fatto un lavoro da egiziani a cui abbiamo aggiunto anche il consolidamento dei solai con delle striature». Rispetto al preesistente, «Abbiamo aperto una delle lunette della Sala, scelta che consentirà di avere una regia che finalmente possa guardare al palco» e previsto il nuovo pavimento, «Un “nero teatrale” in cui lo spazio sarà più fruibile e che dialogherà con le opportunità date dal binario collocato sotto le travi originali, nuovamente a vista, e che sosterrà un tendaggio architettonico in grado di riconfigurare lo spazio secondo le necessità di riflessione o assorbimento del suono a seconda degli eventi ospitati (parlato, prosa, musica, performance etc.)».

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