Giannis, nel libro del campione greco dei Bucks un omaggio a Charalampopoulos, nuovo giocatore della Vuelle

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8 settembre 2022

GiannisPESARO – È una sorta di edizione speciale della rubrica Un libro alla settimana. La dedichiamo alla storia di Giannis Antetokounmpo, il campione che sembra un dio sceso dall’Olimpo tanto da essere amato ovunque giochi. Ne abbiamo avuto conferma seguendo le partite dei Campionati Europei disputati anche a Milano, dove era di scena la Grecia. Nella sfida tra gli ellenici e l’Italia, molti giovani italiani hanno tifato Giannis. In tribuna un gruppo di appassionati in maglia bianca con la scritta Freak, perché The Greek Freak è l’appellativo che gli americani hanno dato a Giannis. Altri hanno esibito la maglia verde bottiglia dei Milwaukee Bucks, la squadra che Giannis ha guidato alla conquista del titolo Nba, nominato Mvp, migliore giocatore del campionato. “Mvp, Mvp” è il coro che dagli spalti del Forum, fossero tifosi greci o italiani, ha accompagnato le sue azioni, le sue famose “virate”.
Giannis Antetokounmpo non è solo un giocatore di basket, è una lunga difficile e meravigliosa storia di un ragazzo, dei suoi fratelli e della sua famiglia. Sia Thanasis sia Kostas, due degli altri fratelli, sono con lui nella Nazionale ellenica, una delle favorite al titolo continentale.
In Grecia vogliono rivivere l’epopea del 1987, quando furono Nikos Galis, ma il vero nome è Nikolaos Geōrgalīs, greco nato nel New Jersey, e Panagiōtīs Giannakīs, a trascinare la squadra allenata da Kōstas Politīs alla conquista del primo titolo europeo, disputato in casa, nel grande Palasport della Pace dell’Amicizia del Pireo. Fu fondamentale il contributo di Panagiōtīs Fasoulas, il pivot magrissimo poi diventato parlamentare, ma anche sindaco del Pireo, comunista, come molti allenatori greci. Fu prezioso il contributo di Fanīs Christodoulou e Argyrīs Kampourīs. Quest’ultimo, prima di diventare giocatore di pallacanestro, faceva il muratore.
Avendo seguito quegli Europei per Radio Città, ricordo che, come quasi sempre per chi gioca in casa, fu determinante anche l’arbitraggio, favorevole ai greci, nella semifinale (vinta 81-77) con la Jugoslavia allenata da Krešimir Ćosić, che schierava, fra gli altri, i fratelli Drazen e Aleksandar Petrović, Sasha Djordjević, Toni Kukoč, Stojko Vranković, Vlade Divac e Dino Radja. Altrettanto favorevole nella finale con l’Unione Sovietica guidata da coach Aleksandr Gomel’skij, che allineava gli ucraini Oleksandr Volkov e Volodymyr Tkačenko, avversari di grandi sfide tra Cska Mosca e Scavolini Pesaro, il lettone Valdis Valters, l’uzbeko Valerij Tikhonenko, i lituani Sergėjus Jovaiša, Valdemaras Chomičius e Šarūnas Marčiulionis (cinque stagioni in Nba con i Golden State Warriors, poi a Seattle, Sacramento e Denver), gli estoni Heino Enden, di nascita, e Sergej Babenko, per scelta dopo il 1991, i russi Viktor Pankraškin, Sergej Tarakanov e Valerij Hoborov, nato a Kherson, luogo tristemente noto, oggi, per essere fra i più colpiti dalla guerra in corso. L’epilogo sognato in tutta la Grecia, dalle isole dell Ionio a quelle dell’Egeo, da Atene a Salonicco, fu certificato dal 103-101 dopo un tempo supplementare. L’Unione Sovietica protestò a lungo, durante e dopo, ma la festa fu incredibile. La capitale ellenica bloccata dai tifosi. Per tornare a Glyfada, dove alloggiavamo, separate da circa 16 chilometri di strada sul mare, impiegammo tre ore. Anche di più per Galis e compagni, che avevano trascorso il periodo del torneo in un hotel sul mare.
La Grecia si è ripetuta nel 2005. Allenata da Panagiōtīs Giannakīs, ha vinto il torneo ospitato a Belgrado, schierando, fra gli altri, nomi straordinari del basket europeo: Vasilīs Spanoulīs, Dīmītrīs Diamantidīs, uno degli idoli di Giannis, Theodōros Papaloukas e gli “italiani”  Nikos” Zīsīs e Michalīs Kakiouzīs. In finale, la Grecia ha superato la Germania.
Dunque, alla Grecia non mancano gli allori e i campioni, ma nessuno ha raggiunto la notorietà di Giannis Antetokounmpo.
Ora, se è vero che un libro non si nega ad alcuno – ne ha scritto uno anche l’inutile Luigi Di Maio, addirittura qualcuno di più Matteo Renzi, uno dei politici più detestati d’Italia – quello dedicato al numero 34 dei Bucks merita d’essere letto, pagina per pagina, e meditato, capitolo per capitolo. È una storia di privazioni, di fame, di paura. I fratelli Giannis, Thanasis Kostas e Alex, il più giovane, abitavano, con i genitori, a Sepolia, una quartiere ateniese dal nome che significa “fuori città”. Sepolia era davvero fuori da tutto.  Quartiere di immigrati senza diritti, addirittura senza documenti. Insomma, clandestini.
Potete immaginare le paure che provavano i fratelli Antetokounmpo quando, nel quartiere o nel centro turistico ateniese vendevano occhiali e orologi, ovviamente non autentici, e vedevano avvicinarsi gli agenti di polizia. Peggio ancora quando incappavano nella vergogna dei razzisti di Alba Dorata, partito di stampo nazista.
Se qualcuno segue il basket, ricorderà certamente Sofoklīs Schortsianitīs, che ha giocato anche in Italia, a Cantù. Nel mondo del basket era conosciuto come “Baby Shaq”, il piccolo Shaquille O’Neal. Sofoclis era enorme. Alto 2 metri e 8 centimetri, pesava, durante le stagioni agonistiche, più di 150 chilogrammi. Figlio di padre greco e madre camerunese, Sofoclis è entrato presto nel mirino delle “fogne dorate”. “I greci non sono mai stati neri”, disse il loro leader, Michaloliakos.
Anche Giannis e i suoi fratelli, diventati amici di Sofoklīs, sono entrati nel mirino di Alba Dorata.
Non solo Alba Dorata, anche degli spettatori delle loro partite.
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“Andate a casa, scimmie”. Quando Giannis aveva sedici anni, il Filathlitikos giocava in trasferta, a circa 400 chilometri da Atene. I tifosi locali erano ostili verso tutti i giocatori del Filathlitikos, ma soprattutto verso Giannis e Thanasis.
Fu una cosa dolorosa, interminabile. Tirarono loro addosso lattine, bottiglie di vetro, monetine. A fine gara i due fratelli si misero a piangere
Hanno resistito a tutto, grazie all’affetto dei genitori Veronica e Charles e degli amici. Perché è vero che nel mondo ci sono tanti razzisti, ma in ogni angolo delle città trovi persone che hanno cuore e cervello, e li fanno lavorare.
Anche se questi incidenti ebbero il loro peso, i fratelli erano accolti con amore da tante gente del quartiere, amici e compagni di scuola… Anche Veronica ricorda di avere sentito tanto amore attorno alla sua famiglia. I compagni di Giannis lo trattavano bene: “Proprio come uno di noi”, dice Gkikas (uno degli amici; ndr). D’altronde lo era: parlava la stessa lingua, frequentava la stessa chiesa, camminava sugli stessi marciapiedi, prendeva gli stessi autobus – la linea rossa della metropolitana, fino a Sepolia, la terza fermata prima del capolinea. “Giannis è più greco di molti greci”, dice di lui un giocatore veterano come Nikos Zisis, suo ex compagno di nazionale, il cui soprannome è “The Lord of the Rings”: “Giannis ama questo paese.
Vasilīs Charalampopoulos, da poche settimane in forza alla Victoria Libertas Carpegna Prosciutto Pesaro, ha avuto l’onore di una citazione nel bel libro che Mirin Fader ha scritto per raccontare la storia di Giannis Antetokounmpo e della sua famiglia.
Pagina 53:
Una volta il Filathlitikos sta giocando contro gli Under 18 del Panathinaikos, c’era una rivalità molto accesa tra le due squadre soprattutto da quando nel Panathinakos c’era un giocatore, Vasilis Charalampopoulos che veniva considerato uno dei maggiori talenti della sua età. Giannis si sarebbe ritrovato spesso in marcatura su di lui
Ci piacerebbe che Vasilīs raccontasse le sensazioni provate, allora, nell’affrontare Giannis. Intanto, anche se in poche righe, è entrato a fare parte della storia raccontata da Mirin Fader.
La giornalista e scrittrice, nello staff di The Ringer, è scritto nella penultima di copertina, è molto famosa negli Stati Uniti d’America. I suoi libri hanno raccontato altri protagonisti della NBA, da Ja Morant a LaMelo Ball. The Ringer è un sito web.
Pensiamo di sapere tutto sulle superstar moderne, poi arriva Mirin fader con questo ritratto delicato, dettagliato e illuminante di un uomo che ha vissuto cento vite in ventisei anni. Una lettura fantastica.
È il giudizio di Jeff Pearlman, autore di Kobe e la compagnia degli anelli
Concordiamo.
Questa storia è più storia di altre, è la storia della straordinaria ascesa di Giannis Antetokounmpo dalla povertà ad Atene, in Grecia, alla celebrità in America con i Milwaukee Bucks.
Sì, un libro tutto da leggere, anche se – a Pesaro sarebbe una rarità – non dovesse piacervi il basket.
Giannisl’incredibile ascesa di un campione, di Mirin Fader (traduzione di Mauro Bevacqua e Pietro Scibetta (add)

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