Condannato all’ergastolo: ucciso fratello di un pentito

Condannato all’ergastolo: ucciso il fratello di un pentito. Per tornare sulla retta via non è mai troppo tardi. Anche quando si commettono dei reati. È risaputo, ci vuole coraggio a diventare collaboratori di giustizia. Vediamo cosa è accaduto a Pesaro:

A Pesaro, il fratello di un collaboratore di giustizia, pare che sarebbe stato ucciso da due sicari. In queste ore sarebbe arrivata una sentenza di ergastolo per un terzo uomo. Ecco di seguito tutti i dettagli relativi all’accaduto:

Condannato all’ergastolo

Condannato all’ergastolo: ecco tutti i dettagli su quanto accaduto

Stando alle prime ricostruzioni del caso pare che dopo ben sette ore di camera si consiglio si sia arrivati ad una conclusione. La Corte d’Assise di Pesaro pare che abbia condannato all’ergastolo un uomo di 58 anni.

Il 58enne, di origini calabresi, pare sia accusato dell’omicidio di un ulteriore uomo. Quest’ultimo sarebbe il fratello di un collaboratore di giustizia, comunemente definito come “pentito”.

In base alle informazioni rinvenute, l’omicidio sarebbe avvenuto a Pesaro il 25 dicembre del 2018, ovvero 6 anni fa. A compierlo sarebbero stati due sicari, già precedentemente condannati all’ergastolo.

Da quanto rinvenuto, l’uomo sarebbe stato recentemente condannato alla pena dell’ergastolo. Pare che sia accusato di aver fatto da “palo” agli altri due sicari intenti ad uccidere il fratello del pentito. Sembra che sia stato descritto come un atto di vendetta.

La suddetta vendetta farebbe farebbe riferimento all’uomo divenuto, negli scorsi anni, collaboratore di giustizia. Egli pare fosse domiciliato sotto protezione, insieme a suo fratello, nella città di Pesaro. Sembra che l’ergastolano abbia negato tutte le sue colpe in merito all’accaduto ma non sarebbe stato creduto.

Stando alle prime ricostruzioni riguardanti il processo, pare che i giudici abbiano provveduto al riconoscimento di un risarcimento, che sarebbe ancora da quantificare in sede civile. Inoltre, pare abbiano disposto una provvisionale di 50 mila euro per la famiglia della vittima e di 10 mila euro per ogni fratello e sorella della medesima.

L’accaduto pare sia stato descritto dal pubblico ministero, nonché procuratrice distrettuale antimafia, come un fatto grave. Avrebbe aggiunto: <<una chiara ritorsione verso un collaboratore di giustizia>>. A quanto pare la difesa, invece, avrebbe preannunciato il ricorso in appello.

Il suddetto pare abbia luogo dopo la deposizione della motivazione del verdetto. D’altro canto, la famiglia della vittima pare sia felice di aver ricevuto una sentenza che rispecchi pienamente il termine “giustizia”.

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