Accademia Rossiniana, il concerto finale è l’ennesimo tesoro per il Belcanto e per il ROF

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20 luglio 2021

IMG_9876PESARO – Alberto Zedda, l’ideatore di questa pagina meravigliosa che ha il nome di Accademia Rossiniana che glie è dedicata, ne sarebbe fiero. Sicuramente ne deve essere orgoglioso Ernesto Palacio, che ha l’onore e l’onere di sostituire Alberto Zedda e Gianfranco Mariotti, due nomi che sono nell’Arca della Gloria della bella musica.
Il Teatro Sperimentale, la casa dell’Accademia Rossiniana, ha ospitato, lunedì sera, l’ennesimo concerto conclusivo che si è rivelato l’ennesimo scrigno contenente un tesoro per il ROF e per il Belcanto.
Contrariamente al passato, un tesoro nel segno delle voci maschili (12, contro le 7 femminili), ma se il nostro applusometro ha funzionato correttamente, è stata una cantante, Anna-Doris Capitelli, mezzosoprano tedesco con chiare origini italiane, a strappare l’applauso più caloroso, più convinto, straordinariamente meritato.
La nostra amica Lucia, che di voci se ne intende, al termine del concerto, partecipando alla nostra discussione sulla classifica (ebbene, sì, hit parade non ci piace), si è domandata: “È un’allieva o una docente?“. Anna-Doris, che ha proposto un’esecuzione magistrale di uno dei grandi brani rossiniani: “Nacqui all’affanno, e al pianto” da La Cenerentola, può esserne fiera: Lucia non sbaglia un giudizio. Veramente Capitelli è sembrata già pronta per i grandi palcoscenici. Ascoltandola, il nostro primo pensiero è stato un ricordo. Ci è tornata in mente l’edizione 1998, quella che aveva in programma La Cenerentola allestita da Luca Ronconi e diretta da Carlo Rizzi, con Juan Diego Flórez nel ruolo di Don Ramiro, Alessandro Corbelli in quello di Dandini e Bruno Praticò superbo Don Magnifico. Vesselina Kasarova era Angelina-Cenerentola. Indimenticabile. Il nostro augurio è che Anna-Doris Capitelli possa rappresentare ciò che ha rappresentato il mezzosoprano bulgaro. Intanto si è calata alla perfezione nella realtà pesarese. A poche ore dal concerto di ieri sera ha esternato i propri sentimenti nella sua pagina Facebook: “Due settimane sono già passate. E con queste la prima parte di questa incredibile esperienza che è l’Accademia Rossiniana. Ho imparato tanto non solo su Rossini e ascoltando grandi artisti e musicologi ho appreso anche quanto è bella la nostra professione…”. Ha scritto anche di humble, di umiltà. Continui così, è sulla buona strada. Noi l’attendiamo ne Il viaggio a Reims, come pure attendiamo gli altri diciotto cantanti che saranno impegnati nelle due rappresentazioni del capolavoro di Rossini.
Il concerto finale 2021 degli allievi dell'Accademia Rossiniana "Alberto Zedda" (Foto Amati Bacciardi)

Il concerto finale 2021 degli allievi dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda” (Foto Amati Bacciardi)

Ci è piaciuto molto anche il georgiano Giorgi Manoshvili, basso, degno erede di bellissime voci che hanno fatto la storia del ROF. Prima di tutte quella di Iano Tamar, superba protagonista nella meravigliosa Semiramide allestita da Hugo De Ana e diretta da Alberto Zedda (1992). Georgi ha cantato  l’aria di Assur “Deh…. ti ferma… ti placa… perdona” da Semiramide, chiudendo la prima parte del concerto. Il pubblico? Il solito di sempre. Le restrizioni  non nascondono che i giovani cantanti meriterebbero di più. Ma la stucchevole Città della Musica è questa, fin dai tempi di Alberto Zedda, quando il Maestro, deluso della risposta del pubblico, aveva minacciato di trasferire altrove l’Accademia Rossiniana.

Il pubblico ha riservato al basso georgiano un lunghissimo, quanto meritato, applauso.
Una curiosità: dopo Il viaggio a Reims del 15 e 18 agosto, Giorgi si fermerà nelle Marche. Il suo nome è nel cartellone del Teatro delle Muse che a fine agosto ospiterà due rappresentazioni de Il giovedì grasso o Il nuovo Pouceaugnac, farsa in un atto di Gaetano Donizetti; sarà il Colonnello.
La serata potrebbe avere come titolo – usando una frase cara a Papa Francesco – “le voci della fine del mondo“. Infatti, fra i diciannove protagonisti, tre sono cilene. Una più bella dell’altra. Due sono femminili:  Javiera Saavedra, soprano cileno, ha dato la sua voce alla scena “Di mia vita infelice” e alla cavatina di Amenaide “No, che il morir non è” daTancredi. Dopo gli studi nell’Universidad de Chile, in Santiago (2013-2018), ha proseguito sotto la guida di Inga Balabanova e nel 2019, dopo avere vinto l’anno precedente per la quinta volta consecutiva la borsa di studio d’onore data dalla Fondazione Amigos del Teatro Municipal de Santiago, si è aggiudicata il secondo premio del Concorso Internazionale Città di Pesaro. Quindi ha respirato già l’aria della città di Rossini, ma anche quella di Bologna, dove ha studiato nella scuola d’Opera del Teatro  Comunale. Qualità e studi ne fanno una cantante già pronta, elegante, raffinata.
Annya Pinto, soprano, è nata a Lota, provincia di Concepción, nella regione del Bío Bío. Dopo avere studiato con cantanti famosi quali Placido Domingo e Mariella Devia, dal 2019 frequenta le lezioni del professor Ryland Davies titolare della cattedra di Canto “Alfredo Kraus” Fondazione Ramón Areces della Scuola Superiore di Musica Reina Sofía di Madrid. Annya ha interpretato il recitativo “Ah voi condur volete” e l’aria di Sofia “Ah donate il caro sposo” da Il signor Bruschino. Un’interpretazione magica, sia vocalmente sia nel portamento. Ah che bella protagonista sarà nel Viaggio a Reims. A poche ore dal concerto conclusivo, Annya Pinto ha scritto nella sua pagina Facebook: “Sono contentissima di fare parte dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”, che si conclude lunedì sera con un bel concerto cantando arie di questo incredibile e affascinante compositore. Ancor più contenta di poter condividere questo momento con colleghi provenienti da tutto il mondo e specialmente con i miei compagni cileni Javiera Saavedrae Ramiro Maturana”.
Ramiro Maturana, baritono, pure nato a Buenos Aires ha nazionalità cilena. Maturana, che ha studiato canto nell’Università di Talca ed è stato allievo dell’Accademia del Teatro alla Scala, ha eseguito l’aria di Germano “Amore dolcemente” da La scala di seta. Un prova che ha convinto tutti gli spettatori che hanno tributato un grande applauso al Ramiro, riconoscendo le qualità vocali, ma anche interpretative pure nell’esecuzione di un brano tutt’altro che facile.
La scelta dei tre cileni è l’ennesima conferma delle qualità di Ernesto Palacio, il sovrintendente del ROF che porta all’Accademia cantanti di grandi potenzialità future, ma già pronti per il presente.
Una bella sorpresa è stata certamente Jade Phoenix, soprano irlandese di Greystones, a sud di Dublino, ha cantato, da L’occasione fa il ladro, la cavatina di Berenice “Vicino è il momento”. L’anno scorso era stata scelta, con altri undici cantanti irlandesi, per la Wexford Factory, l’accademia che si svolge nella città irlandese che ospita un Festival legato da sempre a Pesaro e al Rof. Non a caso il direttore artistico è la pesarese Rosetta Cucchi, un’artista che ha un ruolo importante nel mondo dell’opera, prima da pianista poi da regista. Fra i docenti, Juan Diego Floréz, ma anche Ernesto Palacio, sovrintendente del Rossini Opera Festival, ma anche alla guida dell’Accademia Rossiniana. Jade Phoenix è a Pesaro in virtù del rapporto di collaborazione con la Wexford Factory, programma didattico per giovani cantanti irlandesi o residenti in Irlanda organizzato dal Festival lirico di Wexford. Una scelta azzeccata.
La prima parte è stata un crescendo rossiniano di applausi e consensi. Il primo a meritarli Lorenzo Liberali, baritono piemontese, che si è diplomato con il massimo dei voti nel conservatorio Vivaldi di Alessandria ha cantato l’aria di Taddeo “Ho un gran peso nella testa” da L’italiana in Algeri. A dispetto di una voce ancora chiara, ha mostrato capacità attoriali che ne fanno un cantante di grandi prospettive.
Francesco Samuele Venuti, baritono nato 24 anni (il 25° il prossimo 31 agosto) a Collepasso, nel bellissimo Salento, può vantare un’unicità: alla fine dell’Otello di Verdi, andato in scena a dicembre con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, ha ricevuto l’omaggio del direttore Zubin Mehta. Era l’Araldo, un piccolo ruolo, in verità, ma deve essere piaciuto tanto a uno dei mito della direzione. Ieri il baritono pugliese ha cantato la cavatina di Slook “Grazie… grazie… troppo presto” da La cambiale di matrimonio. Non siamo Mehta, ma il nostro omaggio è sincero. Venuti sembra nato, anzi è nato per cantare e recitare. La sua voce sarà sicuramente protagonista nel presente e nel futuro. Bravissimo!
A chiudere la prima parte del programma è stato Giorgi Manoshvili, del quale abbiamo già cantato le lodi.
Prima di lui si erano esibiti Alejandro Baliñas, basso spagnolo, a fine dicembre premiato quale migliore voce della Galicia nel Concurso de Canto Compostela Lírica, che ha avuto l’onore e l’onere di aprire il concerto, eseguendo – daL’Italiana in Algeri – l’aria di Mustafà “Già d’insolito ardore”.
Iolanda Massimo, soprano molisano, è nata a Trivento, in provincia di Campobasso, ha proposto uno dei brani più amati dal pubblico del Rof: da Semiramide, la cavatina di Semiramide “Bel raggio lusinghiero”.
Theodore Browne, pure se nato a Manchester da   padre inglese e madre sudafricana, è cresciuto in Germania. Il tenore tedesco ha cantato un altro brano molto amato: “Languir per una bella”,  la cavatina di Lindoro da L’Italiana in Algeri. La sua voce ci è piaciuta molto.
E che dire di Chuan Wang, tenore cinese nato a Luoyang 32 anni fa? Intanto che  è fra i  cantanti più esperti dell’edizione 2021 pure segnata dalla nutrita presenza di trentenni. Non è un caso che vanti diversi importanti riconoscimenti. Si è aggiudicato, infatti, il primo premio del settimo concorso internazionale dedicato a Salvatore Licitra,  ma anche il secondo al concorso di Portofino dedicato ai cantanti lirico e il quinto posto, con lo speciale dedicato a Placido Domingo nel 58° Tenor Vinas International Lyric Opera. E ha interpretato diversi ruoli rossiniani alla Scala di Milano. Il tenore cinese, in omaggio alla sua passione – “nel tempo libero amo provare ogni tipo di cibo” – canta Rossini e Donizetti, Verdi e Puccini (è stato Rinuccio nel Gianni Schicchi con la regia di Woody Allen), e ha anticipato che sarà il conte di Libenskof ne Il viaggio a Reims del ROF 2021). Ieri sera ha offerto una grande interpretazione della cavatina di Ilo “Terra amica” da Zelmira. Ha una voce decisa, potente che gli aprirà tante porte, non solo quella delle musiche di Rossini.
Yuriy Hadzetskyy, baritono ucraino, reduce da impegni a Zurigo (dove a maggio ha cantato Le convenienze e le inconvenienze teatrali di Donizetti, ma anche nel Don Carlo di Verdi, ma ha dovuto rinunciare, causa cancellazione dell’opera a Il barbiere di Siviglia di Rossini), ha eseguito l’aria di Filippo “Quando la fama altera” da La gazzetta.
La seconda parte del concerto è stata aperta da Pasquale Greco, baritono italiano che ha scelto di crescere artisticamente a Vienna. Ha eseguito il recitativo “Prima d’andar” e l’aria di Batone “Una voce m’ha colpito” daL’inganno felice.
Haewon Lee è un soprano proveniente dalla Corea del Sud. Berlinese d’adozione, si è ambientata subito a Pesaro, da dove ha pubblicato fotografie in un noto bar frequentato dal Popolo del ROF e davanti al Teatro Sperimentale. Haewonha proposto la cavatina di Fiorella “Non si dà follia maggiore” da Il Turco in Italia.
Valery Makarov prosegue la tradizione dei tenori russi protagonisti a Pesaro. Makarov sta vivendo un 2021 assai intenso. Non solo l’Accademia Rossiniana, anche Operalia, il prestigioso concorso internazionale promosso nel 1993 da Placido Domingo, dove giocherà in casa. Infatti, è in programma dal 18 al 24 ottobre nel Teatro Bolshoi di Mosca. Curiosità: fra i trentaquattro cantanti prescelti per prendere parte a Operalia, una sola italiana: Claudia Urru. Già allieva dell’Accademia Rossiniana 2020, fu Madama Cortese nel Viaggio a Reims estivo. Nel concerto finale dell’Accademia il tenore russo ha cantato l’aria di Narciso “Tu seconda il mio disegno” da Il Turco in Italia.
Pelageya Kurennaya, soprano nata a Mityakinskaya, nella regione di Rostov, ha studiato prima a Mosca poi a San Pietroburgo, nel conservatorio dedicato a Rimsky-Korsakov, allieva di Tamara Novichenko, ex insegnante di Anna Netrebko. Come a dire che… Non è un caso che dal 2015 Pelageya abbia debuttato nel ruolo di solista nel Teatro Mariinsky. Ieri sera ha dato la sua voce alla cavatina di Ninetta “Di piacer mi balza il cor” da La gazza ladra.
A proposito di cantanti che arrivano da lontano: ci ha incantato Alberto Robert, ventunenne tenore messicano, nato a Celaya, nello stato di Guanajuato. Robert ha iniziato la sua carriera giovanissimo, partecipando al coro denominato “Voces angelicales“. Nel conservatorio della sua città ha studiato sia pianoforte sia chitarra. Ma è con la sua voce che sogna di conquistare il mondo del canto, della musica. Ieri sera ha  cantato l’aria di Ramiro “Sì, ritrovarla io giuro” daLa Cenerentola. E ha ricevuto tanti applausi con un’interpretazione che a molti dei presenti ha ricordato un altro tenore latino-americano… Ci fermiamo qui, i paragoni possono fare del male.
È piaciuto anche Ignas Melnikas, basso-baritono lituano nato a Kaunas, città cara agli innamorati di basket, ma ha studiato prima a Vilnius, dove ha frequentato l’Accademia di musica e teatro Lietuvos, e in seguito a Firenze, frequentando i corsi del conservatorio Luigi Cherubini. Melnikas ha cantato l’aria di Fernando “Accusata di furto… oh rossore!” da La gazza ladra.
Il tradizionale Gran pezzo concertato a 14 voci “Ah! A tal colpo inaspettato” da Il viaggio a Reims ha chiuso il concerto.
Ad accompagnare al pianoforte i protagonisti i maestri Rubén Sanchez-Vieco ed Elisa Cerri. Maestri collaboratori Luca Canonici e Claudio Marchetti.

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